«La norma non può valere per le persone con disabilità»
La Consulta dichiara l’illegittimità costituzionale della norma che prevede una prova di conoscenza della lingua italiana per tutti coloro che richiedono la cittadinanza.
Il problema, per i giudici della Corte, si pone davanti alle persone che abbiano gravi limitazioni alle capacità di apprendimento linguistico che possano derivare dall’età, da patologie o da disabilità. In quel caso, si tratterebbe di una grave violazione del principio di uguaglianza.
Nello specifico, l’articolo 9.1 della legge numero 91 del 1992 vìola quel principio nel momento in cui prevede che per ottenere la cittadinanza, per il matrimonio o la naturalizzazione, il cittadino straniero debba conoscere la lingua italiana a un livello intermedio. La violazione si manifesta non prevedendo l’esclusione da questo requisito di chi non la possibilità di farlo per ragioni di disabilità. Ovviamente, la disabilità deve essere attestata da una certificazione medica.
Le motivazioni
La Corte Costituzionale ritiene che sia violato il principio di uguaglianza formale: cioè il trattamento uguale per situazioni diverse. La legge, insomma, non tiene conto di diverse disabilità che possono impedire a qualcuno di soddisfare il requisito richiesto.
In più, la norma rappresenta un ostacolo per chi, avendo una determinata disabilità, volesse acquisire la cittadinanza. Fatto, questo, che rappresenta una discriminazione e vìola il principio di uguaglianza sostanziale.
Infine, la sentenza richiama il principio giuridico secondo il quale nessuno può essere obbligato a fare ciò che è impossibile, come, appunto imparare una lingua per uno che non può farlo per ragioni sanitarie.
Il futuro
La sentenza produrrà una modifica della normativa così da prevedere deroghe per le persone con disabilità o in condizioni di fragilità, in modo da garantire un accesso equo alla cittadinanza italiana.
Giuseppe Giuliani