La Treccani compie cento anni e cambia la voce “disabilità”
Nel 2025 l’Istituto della Enciclopedia Italiana compie cento anni. Un secolo di storia e di cultura che si rinnova oggi in un impegno concreto per i diritti e l’inclusione. Nell’Appendice XI dell’Enciclopedia Italiana recentemente pubblicata, la voce “disabilità” assume un significato nuovo, in linea con i principi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, segnando un passo importante nella lotta contro le discriminazioni lessicali e culturali.
Dalle parole ai diritti
La voce è stata curata da Elena Vivaldi, docente di diritto costituzionale, e rappresenta un invito esplicito a superare espressioni ormai considerate inappropriate e discriminatory. Qualche esempio? Il termine “minorato” ancora presente, ad esempio, nell’articolo 38 della Costituzione Italiana che recita: “gli inabili e i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale”. Treccani chiarisce come quel linguaggio rispecchi il contesto storico e culturale dell’epoca in cui fu redatto, ma non sia più conforme allo spirito contemporaneo, improntato ai valori di inclusione, dignità e pari opportunità.
Il linguaggio come strumento di uguaglianza sostanziale
Per la Treccani, il linguaggio non è solo un mezzo di comunicazione, ma un potente strumento di trasformazione sociale. Le parole contribuiscono a modellare la percezione collettiva e, se usate in maniera consapevole, possono favorire l’integrazione e combattere le discriminazioni. In particolare, l’impegno lessicale si traduce in una riflessione sull’accesso ai diritti, soprattutto nel mondo del lavoro, dove spesso le persone con disabilità si trovano ancora in condizioni di svantaggio.