Intelligenza artificiale: a che punto siamo?

Tutto è iniziato (forse) il 30 novembre del 2022 quando la startup OpneAi a messo a disposizione del pubblico ChatGpt. Praticamente un chatbot basato su un Large language model: un’intelligenza artificiale generativa in quanto “comprende” e “genera” un linguaggio naturale. In pratica, una macchina che ti ascolta e con cui dialoghi. Intelligente? A dirlo è il test di Turing, un criterio per determinare se una macchina è in grado di esibire un comportamento intelligente. L’argomento è stato trattato nel 1950 e si potrebbe dire sia stato quello l’inizio dell’intelligenza artificiale di massa. Poi è arrivato ChatGpt, a seguire Bard, ora Gemini di Google, Copilot di Microsoft. E poi, ancora, alcuni modelli dedicati alla creazione di immagini come Midjourney e Dall-e.

Film come Matrix o Terminator ci avevano “introdotto” a questo nuovo mondo e così, in molti di noi, digiuni di ingegneria informatica e programmazione, si è iniziato a lavorare, a studiare, a “perdere tempo” con l’intelligenza artificiale.

Il livello di prodotti per i singoli utenti (tralasciando i software destinati alle aziende) sono più o meno dello stesso livello nonostante qualcuno ha provato a stilare classifiche impiegando voti umani della Large Model Systems Organization riguardo le performance dei diversi modelli.

Oggi la grande massa di chi lavora davanti a una tastiera ha a disposizione molti servizi, anche diversi fra loro e non necessariamente nati da una qualche big tech. Tutte offrono spunti e caratteristiche da provare. Perché provare? Perché è importante iniziare a capire questo nuovo soggetto tecnologico destinato verosimilmente a diventare uno strumento in grado di aumentare la nostra produttività. Qualunque essa sia.
L’organizzazione nata nell’università di Berkeley ha sviluppato una «ChatBot Arena» dove far sfidare i modelli di linguaggio. In una sfida uno contro uno, con prove a cui possono essere sottoposte. Così, “giocando” si può testare e valutare quella più congeniale.

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