“DisabilmenteMamme”, perché no?

Ines Meloni (a sinistra) Margherita Rastiello (a destra)
Hanno iniziato a confrontarsi sui social in piena pandemia, poi si sono fatte associazione tre anni fa e adesso puntano a estendersi sul territorio, offrire più servizi e dimostrare che anche con un avverbio davanti si può essere mamme. Conosciamo meglio un’associazione che opera sul territorio nazionale attraverso la sua vicepresidente, nonché referente per la Sardegna.
L’associazione
In principio erano sette donne che comunicavano via social poi, preso atto che la loro presenza stava crescendo, hanno deciso di creare un’associazione: DisabilmenteMamme Aps. Ora giunta al terzo anno di attività.
Margherita Rastiello
Ha 45 anni, vive a Decimoputzu nel Sud Sardegna, un po’ con le stampelle e un po’ con la carrozzina. La sua tetraparesi spastica è una conseguenza di una paralisi cerebrale infantile, dovuta a un parto prematuro.
Margherita è sposata con Francesco da otto anni e mamma, sottolinea orgogliosa, di Emanuele che ha cinque anni.
Studia Scienze dell’Educazione all’Università di Cagliari e sta completando un corso di counseling sistemico al Pantarei Sardegna.
Ha aderito a DisabilmenteMamme poco prima della nascita di suo figlio, perché alcune amiche stavano intraprendendo quel percorso, ma soprattutto perché sentiva l’importanza di superare la percezione che disabilità e maternità fossero realtà separate.
L’associazione in Italia
Emilia Romagna, Lombardia, Liguria, Marche, Lazio, Abruzzo, Umbria, Sardegna, persino una socia a Bruxelles e laddove non arrivano fisicamente, si fanno trovare grazie a internet e ai social. Ma il gruppo è in crescita e si ramifica sul territorio.
In Sardegna, inizialmente, oltre a Margherita c’era Giuseppina Fadda che si occupa delle questioni legali, ma si sono aggiunte Ines Meloni, educatrice del polo ludico “Il cerchio delle parole” e Romina Cambedda con l’associazione Agapanthus Sardegna che dà il supporto per quanto riguarda le malattie rare.
I servizi
Intanto un centralino, un’area di consulenza legale e fiscale e un comitato medico-scientifico. Al momento, i centri d’ascolto ci sono in Campania ed Emilia Romagna. Nelle altre regioni si lavora per avere una sede fisica per creare un contatto diretto, « ma» sottolinea la vicepresidente, «il centralino è sempre attivo e rappresenta un ottimo strumento di contatto».
Poi ci sono le pagine sui social network. Una caratteristica dell’associazione è quella che chi riceve un aiuto offre nello stesso tempo il proprio contributo, secondo la propria formazione e competenza.
Il futuro
L’idea è quella di creare una sinergia tra le diverse figure sociali e politiche del territorio e dare vita a una rete di collaborazioni. Poi si vuole far capire che l’adesione all’associazione è aperta a tutti e non è vincolata alla presenza di una disabilità. Infine, c’è l’intenzione di promuovere l’indipendenza in ogni contesto, che riguardi mamme, studentesse o lavoratrici, perché l’inclusione deve riguardare tutti, con e senza disabilità.
Come aiutare l’associazione
DisabilmenteMamme Aps si sostiene grazie al contributo di privati e sostenitori e usufruisce del 5 per mille in fase di dichiarazione dei redditi, (questo il codice fiscale 994224020365). Poi ci sono le iscrizioni all’associazione, le donazioni e i fondi raccolti attraverso l’organizzazione di eventi speciali.
I contatti
Per entrare in contatto con l’associazione, si può visitare il sito web all’indirizzo www.disabilmentemamme.it, seguirla sulle pagine Disabilmentemamme su Facebook e Instagram, oppure scrivere all’indirizzo email disabilmentemamme@libero.it.
Giuseppe Giuliani