A Nuoro e Oristano per parlare di inclusione
Si è svolto giovedì 22 maggio a Nuoro e venerdì 23 maggio a Oristano il ciclo di eventi pubblici sull’inclusione “Oltre le barriere. Storie, visioni, dialoghi”, promosso dall’Assessorato del Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, e organizzato dall’Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro.
L’evento, rivolto a cittadini, studenti, operatori del terzo settore e istituzioni, si è tenuto nella Sala Camerale della Camera di Commercio di Nuoro in via Papandrea 8, dove, dopo i saluti istituzionali, è stato proiettato il cortometraggio “Il seme della speranza” diretto dal regista Nando Morra, presente in sala per dialogare con il pubblico. L’incontro è stato poi replicato venerdì nella Sala Hospitalis Sancti Antoni di Oristano, in via Sant’Antonio, a partire dalle 9.30.
Il cortometraggio
Il film del 2021 e della durata di 15 minuti circa affronta la tematica del razzismo e del bullismo, rappresentando la diversità attraverso la nazionalità e il colore della pelle di Nasser, uno dei giovani protagonisti.
Il seme della speranza, sceneggiato dallo stesso regista, ha ricevuto diversi riconoscimenti a svariati festival nazionali e internazionali e si rivolge a un pubblico composto specialmente da adolescenti.
La trama
Il corto ha come protagonisti Tancredi, supplente di lettere, e tre ragazzi di prima media, Samuele, Marco e il siriano Nasser. Nasser arriva in Italia con la madre, dopo una travagliata traversata del Mar Mediterraneo ed è vittima di discriminazione da parte dei suoi compagni di classe, incitati da Marco, un bullo influenzato dalle idee xenofobe del padre. Samuele prende le difese di Nasser, mentre il professore sfrutta questo episodio per insegnare agli studenti l’importanza della conoscenza per l’integrazione socioculturale. Tancredi sottolinea l’importanza delle giovani generazioni nella costruzione di un futuro migliore definendo i ragazzi come i semi della speranza. Gli insegnamenti di Tancredi liberano Marco dal condizionamento paterno e il ragazzo, diventato adulto, utilizza le parole del professore per costruire la propria carriera di scrittore.
Roberta Gatto