Cani come figli. E in Occidente cala la natalità

C’è la  tendenza a trattare i propri animali domestici come fossero bambini, il cosiddetto «dog parenting». E tra i Paesi dove il fenomeno è più diffuso troviamo Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e Finlandia. Diventare genitori del proprio amico a quattro zampe può avere però effetti negativi sul numero delle nascite.

A dirlo è uno studio condotto dall’Università Eötvös Loránd (Ungheria) pubblicato nell’ultimo numero dell’European Psychologist, dove si analizza il fenomeno del dog parenting, ovvero quell’insieme di pratiche emotive e sociali volte a trasformare il proprio cane in un figlio.

Non si tratta solo di una particolare relazione affettiva, ma di una vera e propria “umanizzazione” dell’animale, per il quale si organizzano feste di compleanno con tanto di torte e regali, lo si veste come un bambino e lo si sottopone addirittura a trattamenti in centri di benessere, affrontando spese spesso superiori a quelle per un figlio. E intanto, i tassi di natalità calano drasticamente in tutto il mondo, con una media Ue di 1,38 figli per donna, mentre metà delle famiglie europee possiede almeno un cane.

I motivi del fenomeno

Secondo i ricercatori, il dog parenting rappresenta un modello sicuro di relazione parentale, con i proprietari che accettano più facilmente l’idea di sopravvivere a un cane piuttosto che a un figlio. Inoltre, il cane rappresenta un modello di figlio ideale, ubbidiente e devoto.

Anche l’aspetto economico rappresenta una concausa, con lavori sempre più precari, mancanza di sussidi e costo della vita sempre più alto. Gli studiosi ungheresi propongono una questione interessante:

«La vera domanda» dicono i ricercatori, «non è perché ci affezioniamo ai cani, ma perché sempre più persone finiscono per considerarli gli affetti più profondi».

Roberta Gatto

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