Lavoro minorile: record nel 2024 in Italia
Un fenomeno allarmante dal punto di vista sociale quello del lavoro minorile con oltre 80mila giovanissimi italiani coinvolti soltanto nel 2024. Numeri in aumento, se si analizzano i dati Unicef relativi agli anni post-pandemia, con oltre 51mila ragazzi e ragazze tra i 15 e i 17 anni impiegati come lavoratori dipendenti e autonomi nel 2021, quasi 70mila nel 2022 e circa 78mila nel 2023.
E non è finita qui. In aumento anche i lavoratori e le lavoratrici entro i 19 anni, con oltre 415mila nel 2023 contro i 310mila del 2021.
Record nell’isola
Tra le regioni, la Sardegna si segnala insieme alla Puglia, con il 6,2 per cento di minorenni al lavoro, preceduta da Trentino Alto Adige (21,63), Valle D’Aosta (15,34), Abruzzo (8,46) e Marche (7,57). Un dato significativo, soprattutto se si considerano le condizioni in cui spesso questi giovani lavorano.
Infortuni in aumento
Dal rapporto Unicef emergono anche le denunce di infortuni sul lavoro, passate da 5.816 nel 2020 alle 18.825 nel 2023.
Lavoratori e lavoratrici «spesso invisibili, costretti a svolgere lavori pericolosi per sopravvivere», sottolinea il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «In generale, negli ultimi decenni l’azione congiunta di Governi, organizzazioni internazionali e società civile ha sottratto milioni di bambine e bambini a condizioni di lavoro degradanti, reinserendoli in percorsi di istruzione, formazione, protezione e crescita. Frutto di un impegno corale, questi risultati rischiano oggi di essere compromessi dalle crisi globali, dai conflitti armati, dai cambiamenti climatici, dall’aumento delle disuguaglianze».
Il lavoro minorile nel mondo
Quello dei lavoratori under 18 non è però un problema solo italiano. Sempre secondo i dati Unicef, nel mondo sono infatti oltre 138 milioni i bambini e gli adolescenti coinvolti. Di questi, ben 54 milioni svolgono lavori pericolosi che ne mettono a rischio la salute, la crescita e la sicurezza.
Il settore più coinvolto è quello dell’agricoltura, con 61 per cento, insieme a quello dei servizi (27 per cento), come il lavoro domestico e la vendita di beni nei mercati. Segue il settore industriale (13 per cento) con l’industria mineraria e manifatturiera.
L’area geografica con i numeri più alti è l’Africa subsahariana, dove lavorano due terzi del totale, circa 87 milioni tra bambini e adolescenti. In calo, invece, i numeri di Asia e Pacifico, America Latina e Caraibi, rispettivamente 21 milioni e 1 milione in meno dal 2020.
Tuttavia, il mondo ha fallito l’obiettivo di azzerare i numeri del lavoro minorile entro il 2025 e ancora troppi bambini si vedono negato il diritto all’infanzia e all’istruzione.
Roberta Gatto