Liste d’attesa, quattro milioni di italiani rinunciano a esami e visite
Quasi il 7 per cento della popolazione italiana rinuncia a visite ed esami a causa delle lunghe liste d’attesa. Lo dice un’analisi svolta dalla Fondazione Gimbe sullo stato di attuazione del decreto 73/2024. Pesa sul risultato dell’analisi anche la mancata pubblicazione di tre dei sei decreti attuativi a un anno dalla emanazione del decreto.
L’analisi di Gimbe
Secondo la Fondazione Gimbe, dal 2022 è aumentato il numero di cittadini che si dicono costretti a rinunciare alle cure a causa di tempi troppo lunghi per effettuare esami o visite: nel 2022 erano 2 milioni e mezzo di persone, salite a 2,7 milioni nel 2023 e lievitate ulteriormente sino a 4 milioni lo scorso anno.
Oltre all’effetto liste d’attesa incide anche la situazione economica che influisce sul 5,3 per cento della popolazione, ma mentre questo era un problema noto, la novità riguarda proprio le liste d’attesa e il ruolo del Servizio sanitario nazionale.
Le cause
Per la Fondazione Gimbe, uno dei problemi è la mancanza di tre dei sei decreti attuativi previsti dalle Legge, situazione che si scontra con l’urgenza del provvedimento.
Il primo dei decreti scaduti è quello sui poteri sostitutivi da parte dell’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria.
Gli altri due riguardano il superamento del tetto di spesa per il personale sanitario e il nuovo sistema di disdetta delle prenotazioni e per l’ottimizzazione delle agende del centro unico di prenotazione.
Il commento di Cartabellotta
Come spiega il presidente Nino Cartabelotta, l’intenzione di Gimbe è quella di informare sullo stato di attuazione del decreto e «ridurre le aspettative irrealistiche dei cittadini, sempre più intrappolati nella rete delle liste di attesa». Entrando nello specifico, Cartabellotta ritiene la questione liste d’attesa, « il sintomo del grave indebolimento del Servizio sanitario nazionale che richiede investimenti sul personale, riforme organizzative e trasformazione digitale».
La risposta del ministro Schillaci
Il ministro della Salute riconosce che per risolvere il problema della lista d’attesa la strada è ancora lunga, ma «il percorso iniziato è quello giusto».
Schillaci ricorda che per affrontare il problema sono stati introdotti strumenti innovativi come un sistema di monitoraggio capace di rilevare su tutto il territorio le prestazioni mancanti e consentire un intervento mirato.
Il ministro cita anche l’istituzione di un Cup unico regionale per le prenotazioni delle prestazioni sanitarie. Il sistema prevede che, se l’esame o la visita richiesta non è garantita nei tempi previsti, il cittadino può effettuarla in intramoenia pagando solo il ticket. Schillaci ritiene che in molti territori si vedono già risultati positivi.
Giuseppe Giuliani