Alzheimer, sì al test del sangue per la diagnosi

Adesso è arrivato anche il sì della Fda, la Food and drug administration, l’agenzia federale statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Si potrà quindi utilizzare un test del sangue per rilevare i primi segni di Alzheimer in una persona.

Il morbo di Alzheimer

Si tratta di una malattia incurabile, caratterizzata da un processo degenerativo progressivo che distrugge le cellule del cervello, provocando un deterioramento irreversibile delle funzioni cognitive (memoria, ragionamento e linguaggio), fino a compromettere l’autonomia e la capacità di compiere le normali attività giornaliere. Al momento, possono essere individuati i segnali associati alla demenza molto tempo prima dello svilupparsi della malattia, ma i metodi utilizzabili non sono applicabili con la stessa semplicità di un test del sangue.

Il test del sangue

Il test sarebbe in grado di rilevare nel sangue la presenza di placche amiloidi, dette anche placche senili. Si tratta di formazioni extracellulari e la loro presenza è uno dei segnali della malattia di Alzheimer. Individuarle per tempo, e grazie al test del sangue sarebbe possibile, consentirebbe di intervenire subito sul paziente con gli anticorpi monoclonali che rallentano la progressione della malattia. Iniziare prima i trattamenti significa allungare l’autonomia dei pazienti e questo comporterebbe benefici anche per chi vive accanto al malato di Alzheimer.

Come funziona

Il test studiato dalla Fujirebio Diagnostic (un’azienda che realizza test specifici per la malattia di Alzheimer) si basa sull’analisi di alcuni biomarcatori presenti nel sangue. Cioè, se alcune proteine che sono segnale di neurodegenerazione sono presenti nel sangue, significa che sono in corso processi di demenza. Rilevare i segnali dell’insorgere dell’Alzheimer è possibile anche con altri metodi, ma più invasivi (vedi rachicentesi) o costosi ( vedi Pet cerebrali) di un test del sangue.

A chi è destinato il test

Facendo riferimento alla situazione americana, dove sono quasi sette milioni le persone che convivono con il morbo di Alzheimer (e la cifra è destinata quasi a raddoppiarsi), il test appena approvato può essere utilizzato per pazienti adulti dai 55 anni in su che mostrano segni e sintomi riconducibili al deterioramento cognitivo. Si tratta di uno strumento che si è dimostrato efficace e che risulta più accessibile per la diagnosi della malattia nelle fasi iniziali.

Giuseppe Giuliani

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