Dall’Ue una riforma per Internet
Dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno il nuovo piano di regolamentazione proposto dall’Unione Europea e denominato Digital Networks Act, al momento in consultazione dal 6 giugno fino al prossimo 11 luglio.
La riforma, che punta a migliorare la connettività nel vecchio continente, ha però suscitato forti critiche, specialmente tra piccoli operatori e associazioni di settore. Il timore è infatti che il Dna possa mettere a rischio la libertà e la pluralità di Internet.
La riforma
Tra i punti cardine della proposta troviamo Velocizzare, il passaggio dalla rete in rame alla fibra ottica, la centralizzazione della gestione dello spettro radio per uniformare la trasmissione del segnale e l’istituzione di una nuova governance per coordinare le politiche di rete. Inoltre il Berec (l’agenzia dei regolatori europei) e il Rspg (il gruppo politico per lo spettro radio), saranno affiancati da un organismo decisionale europeo ex novo, per snellire le procedure decisionali.
Accanto a queste proposte, però, ce ne sono altre che fanno discutere e suscitano non pochi timori, specialmente tra piccoli operatori e associazioni del settore.
Il “fair share”
A far storcere il naso è soprattutto il “fair share“, ovvero un contributo economico equo richiesto alle grandi fornitori di contenuti online come i social network, i servizi di streaming e i cloud provider. Secondo la proposta, le aziende che generano un enorme quantità di traffico in rete dovrebbero contribuire in modo proporzionale ai costi di potenziamento per le infrastrutture. Al momento, infatti, queste spese sono quasi esclusivamente a carico degli operatori di telecomunicazione e degli utenti finali, mentre i colossi di Internet utilizzano le infrastrutture senza gravarsi di oneri diretti.
La riforma mira quindi a introdurre meccanismi di negoziazione o tariffe di interconnessione tra le parti, in modo che queste aziende contribuiscano in modo equo al funzionamento delle infrastrutture.
Le critiche
Nonostante il tentativo dell’Ue di ridistribuire i costi, però, l’Associazione Italiana Internet Provider (Aiip), in particolare, ha lanciato la campagna #stopdna, definendo la riforma come «il più grave attacco mai portato all’Internet libera e pluralista in Europa». L’accusa alla Commissione Europea è quella di voler creare un sistema centralizzato che metterebbe a rischio la concorrenza infrastrutturale.
Secondo Zorzoni, presidente di Aiip, il Dna rischia infatti di «distruggere l’attuale modello di Internet, democratico e pluralista, in favore di un sistema più controllato e monopolizzato, nonché di ridurre il numero di operatori pan-europei a tre o quattro». Infine, l’Aiip denuncia la possibilità che nessuno di questi possa essere italiano, facendo perdere all’Italia la possibilità di influenzare il futuro di Internet.
Roberta Gatto