Obesità? Ne esistono quattro tipi

La notizia arriva dal congresso Panorama Diabete svolto a Riccione: esistono quattro tipi di obesità. Questa catalogazione consente di modulare per ogni singolo paziente la terapia adeguata. Quanto rivelato dalla ricerca è che la differenza tra pazienti obesi emerge non solo nelle caratteristiche cliniche, ma anche nella risposta ai vari trattamenti.

In termini medici e biologici, si parla di quattro differenti fenotipi, dove per fenotipo si intende l’insieme delle caratteristiche di un organismo derivante dall’interazione fra la sua costituzione genetica e l’ambiente.

La novità

L’obesità non va più considerata in termini generici come un’unica cosa, ma come una malattia che ha origine e motivazioni diverse. Questo consente strategie terapeutiche personalizzate, basate sulle caratteristiche di ciascun paziente.

I quattro fenotipi

Il Cervello affamato è tipico di chi ha difficoltà a raggiungere il senso di sazietà, a causa di un’alterazione dell’asse intestino-cervello.

L’Intestino affamato: deriva da uno svuotamento gastrico accelerato, queste persone si alimentano più spesso perché la sensazione di sazietà dopo ogni pasto finisce rapidamente.

La fame emotiva: è generata da un desiderio incontrollabile di mangiare per gestire un carico di emozioni che non si riesce a controllare. Le persone con fame emotiva sono più ansiose o depresse e hanno una bassa autostima.

La Combustione lenta: i soggetti hanno un metabolismo rallentato, con massa muscolare ridotta e scarsa propensione all’attività fisica si tratta del fenotipo più difficile da trattare.

Le diverse terapie

Una terapia personalizzata ha più probabilità di successo e limita la possibilità di ricadute. Il cervello affamato ha mostrato una maggiore reazione agli interventi farmacologici mirati ai recettori della sazietà e strategie nutrizionali che privilegiano alimenti a bassa densità calorica.

Per quanto riguarda l’intestino affamato, invece, sono indicati pasti più frequenti ma di ridotta quantità e ricchi di fibre che rallentano lo svuotamento gastrico.

La fame emotiva va trattata con un sostegno psicologico e un’alimentazione consapevole, cioè il paziente è chiamato a mangiare con attenzione e ad ascoltare i segnali di sazietà inviati dall’organismo.

Infine, per la combustione lenta si prevede un programma di attività fisica che produca anche un aumento della massa muscolare.

Obesità e diabete di tipo 2

I singoli fenotipi, hanno un ruolo anche nel rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. L’intestino affamato e la combustione lenta sembrano favorire l’insulino-resistenza. In particolare, nel primo caso sono le oscillazioni glicemiche a far lavorare il pancreas in modo eccessivo. Nel secondo caso, la mancanza di massa muscolare toglie uno dei “consumatori” di glucosio.

Giuseppe Giuliani

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