Ma si può “cantare con le mani”?

“Cantare con le mani” è il titolo del progetto condotto dalla docente Ierfop Paola Torcolini nella quinta A della scuola “Jole Orsini” di Amelia, in Umbria. «Partendo dalla Lingua dei segni (Lis) finalmente riconosciuta come materia scolastica così come le altre che si studiano» racconta Paola Torcolini, « si è riusciti a favorire la cultura dell’inclusione scolastica e la conoscenza delle comunità non udenti». Di più. «Nel piano triennale dell’offerta formativa» rivela Torcolini, «quest’anno abbiamo inserito il progetto “cantare con le mani”». Così da avvicinare tutti gli alunni alla consapevolezza che esistono altre lingue per comunicare e avvicinare i ragazzi a una propedeutica di base della Lis e questo con l’ausilio della musica.

Esperimento che si è allargato anche alle altre classi del plesso scolastico. «Si è partiti dalla conoscenza dell’alfabeto Lis con nomi di animali, città note, oggetti di uso comune, le stagioni» continua Torcolini, «e una volta memorizzati, i piccoli li hanno rappresentati con le loro mani».

Ma c’è un altro aspetto del progetto su cui Paola Torcolini gongola per il successo: «i piccoli alunni hanno ben compreso l’importanza di imparare la Lis come lingua inclusiva, così da aiutare e dare supporto a chi è più debole e ha problemi di udito».

L’impegno di Paola Torcolini non si ferma qui. Il 3 luglio, alle 18:30 nella sala conferenze “Lo quarter” di Alghero presenterà la fiaba “Bachis e Boboredda”, una storia vera trasformata in fiaba «per incoraggiare i piccoli lettori a non aver paura di seguire i propri sogni».

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