A Orvieto va in scena la “Rivoluzione Gentile”

Tutti insieme persone di ogni età, con la propria storia e le proprie specificità. Questa è stata la prima edizione del Disability Pride Umbria svoltosi domenica 26 ottobre lungo Corso Cavour a Orvieto. A chiudere la giornata, lo spettacolo del gruppo teatrale “Amleto in viaggio, che ha portato tra le vie cittadine un messaggio potente: i diritti e la dignità delle persone disabilitate dall’ambiente e dalle città in cui vivono. Presente anche Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia, che ha ricordato come «camminando insieme vogliamo cominciare a lavorare, prima di tutto su noi stessi, per costruire uno sguardo differente».

Dietro questa prima edizione del Disability Pride Umbria c’è un lavoro di squadra straordinario. Oltre al Comitato Orvietano per la Salute Pubblica, promotore dell’iniziativa, hanno partecipato la Cellula di Orvieto dell’Associazione Luca Coscioni, il gruppo Rigenerazione & Intrecci e una lunga lista di associazioni partner: “Amleto in viaggio”, “Los Filonautas”, “Lettori portatili”, “Omphalos”, “Associazione Peter Pan”, “No Gap”, “Il Girasole”, “Vip Orvieto clownterapia”, “Tartaruga xyz sport e integrazione”, “Coordinamento Orvietano per la Palestina”, “Emergency Orvieto”, “Val di Paglia Bene Comune,”,“E-lisir.it” e la “Confraternita di Misericordia di Fabro” che ha garantito l’assistenza sanitaria durante il corteo.

Daniele Renda

I tanti esercizi orvietani hanno accolto l’evento con entusiasmo. Tra questi “Caffè Cavour”, “L’Officina del Gelato”, “Caffè Europa”, “La Dolce Vita”, “Pizzeria Al Cordone”, “Panificio Salonga”, “I dolci di Moscatelli”, “La Dolceria Bar Montanucci” e “Dolce Amaro”. Da tutti, piccoli gesti che hanno contribuito a creare un clima di festa e comunità.

Daniele Renda, nel suo intervento finale ha riassunto il senso profondo della giornata: «ogni Disability Pride ha la sua storia, e ogni territorio lo vive a modo suo, ma quello di Orvieto ci ha regalato qualcosa di unico: una comunità intera che si è ritrovata intorno a principi e valori comuni. Persone vere, autentiche, di tutte le età, unite da un tema che ci riguarda tutti: la disabilità come parte viva della società». Una rivoluzione gentile, capace di ridefinire il senso stesso di comunità.

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