Progetto di vita? A non volerlo sono le stesse istituzioni
C’è una sentenza del Tar del Lazio Sentenza 12458/25 che ha condannato una Asl e un Comune a provvedere all’elaborazione del Progetto di vita individuale richiesto dalla famiglia di un minore con disabilità. E questi che fanno? Propongono appello al Consiglio di Stato. Già sapendo che i costi del ricorso sono almeno pari a quelli previsti per l’adempimento della sentenza e dello stesso Progetto di vita.
Tutto nasce dal ricorso di una famiglia che chiedeva l’elaborazione di un Progetto di vita individuale per il figlio minore con disabilità. E questo ai sensi dell’articolo 14 della Legge 328/00. Mica per un capriccio loro.
Dopo un’attesa di quasi due anni dall’istanza e pure nonostante il deposito, da parte della famiglia, di una valida proposta di Progetto dichiarata dalle stesse Amministrazioni come «rispondente alle necessità di vita» del minore, il Comune e l’Asl hanno comunque negato l’adozione del Progetto. Le ragioni? Non disponevano delle risorse economiche necessarie per attuare gli interventi previsti. In più, lamentando la mancanza di «decreti attuativi definiti e chiari».
A nulla è valsa la sentenza del Tar dove si rilevava che «il reperimento di una somma inferiore a 20mila non pare porre problemi insormontabili per un’amministrazione locale». E quindi, la soddisfazione del diritto fondamentale del minore con disabilità «non può conoscere un limite nelle ragioni finanziarie»
Successivamente alla (positiva) decisione del Tar, il Comune e la stessa Asl si sono pure adoperate, ma con attività non conformi alla stessa sentenza. Costringendo quindi la famiglia a un nuovo ricorso giudiziario. E allora sorge un dubbio: ma a cosa servono le leggi che pure esistono se le stesse istituzioni non le rispettano?