Come cambia il carrello della spesa degli italiani
I consumi degli italiani sono sempre più depressi. Addirittura, nel terzo trimestre di quest’anno, le famiglie italiane hanno speso meno che nel 2007, alla vigilia della crisi finanziaria. E persino meno del terzo trimestre del 2011, quando l’Italia stava per andare in bancarotta. A dirlo è la banca dati dell’Istat, l’istituto statistico. E lo fa fornendo dati in euro togliendo l’effetto dell’inflazione e delle variazioni dei diversi periodi dell’anno.
I numeri
Eccoli i numeri forniti dall’Istat riguardanti i consumi delle famiglie residenti (cioè senza i turisti dall’estero) nei terzi trimestri anno per anno
2007 – 279,4 miliardi di euro
2011 – 275,8
2014 – 262,2
2019 – 272,5
2025 – 278,3
Dal 2007, vigilia della crisi finanziaria, l’Italia nel complesso è cresciuta di appena il 6 per cento, ma i consumi delle famiglie italiane sono addirittura scesi. E le prospettive future, con i dazi americani e la politica mercantilista della Cina, si profila ancora meno roseo. Stante questa situazione, si dovrà contare sui consumi interni delle famiglie per avere crescita. Anche per rendere il debito sostenibile.
Cosa succede nei supermercati
Nel 2007 in Italia si spendevano 167,3 miliardi di euro all’anno nei prodotti più essenziali: generi alimentari e bevande non alcoliche.. Nel 2024, la cinghia è stata stretta fino a spendere 16,7 miliardi di euro in meno (rispetto al 2007). Le ragioni? Certamente il potere d’acquisto si è drasticamente ridotto. Utile il dilagare dei discount nella Penisola.
Sanità
C’è poi il discorso del progressivo invecchiamento in Italia. E visto che proprio la sanità funziona sempre peggio, ecco che l’anno scorso si sono spesi ben sei miliardi e mezzo in più in cure private rispetto al 2007.
Comportamenti generazionali alla cassa
Da analisi della Nielsen, i “giovani adulti” nel 2025 spendono quasi l’1 per cento in meno rispetto a due anni fa. Colpa certamente di un reddito sotto la media nazionale. Invece gli “adulti” spendono oltre il 2 per cento in meno rispetto due anni fa. Gli oltre 65enni invece spendono rispettivamente uno per cento e due per cento in più rispetto al 2023. Il potere d’acquisto è in mano ai più anziani o alle famiglie “in età matura, ma senza figli”. In sostanza però, i consumi restano pressoché immobili, congelati ai livelli di diciassette anni fa.
Culle o cucce?
In Italia abitano ventuno milioni fra gatti e cani domestici mentre le nascite sono 370mila nascite l’anno. Quindi, un solo bambino ogni quattro animali domestici da compagnia. Il risultato? Il mercato del cibo per cani e gatti vale due miliardi e sta crescendo del 6,5 per cento nel biennio, quello del cibo per neonati vale cinque volte meno e praticamente non cresce.
Quindi, in Italia i consumi sono deboli e sostenuti da generazioni destinate per ragioni anagrafiche a venir meno nei prossimi dieci o vent’anni.