Medici sardi in pensione: possono rimettere il camice

Sì, i medici sardi in pensione possono rimettere il camice e assicurare così l’assistenza primaria alla popolazione. A dirlo è la Corte costituzionale che ha così sentenziato la non fondatezza della questione di legittimità della legge approvata dal Consiglio regionale di proroga dell’efficacia della norma. Le Asl possono così ora ricorrere ai medici di medicina generale in quiescenza per garantire il servizio.

La sentenza

La Consulta stabilisce che la legge regionale sarda fosse «un tentativo di risposta alla contingente situazione di scopertura dell’assistenza primaria e della continuità assistenziale nel territorio regionale». Quindi, la «risposta rientra nelle competenze delle Regioni in tema di tutela della salute, senza alcuna violazione della competenza dello Stato».

In particolare, la Corte costituzionale con la sentenza numero 177, depositata oggi, ha respinto la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1, comma l, della legge sarda numero 2 del 2025.

Cosa aveva legiferato la Regione sarda

La legge regionale impugnata dal Governo nazionale, aveva prorogato l’impiego dei medici di famiglia andati in pensione, «sino all’espletamento delle nuove procedure di assegnazione delle sedi di assistenza primaria e continuità assistenziale» come ricorda la stessa Corte costituzionale, «e comunque entro e non oltre il 30 giugno 2025». La norma regionale, vista la contingenza sopportata, aveva consentito ai medici di medicina generale in quiescenza di aderire, anche con contratti libero professionali, ai progetti di assistenza primaria e continuità assistenziale attivati dalle Aziende sanitarie locali. Questo, per assicurare la completa copertura delle cure primarie nelle aree disagiate, e di disporre dei ricettari.

Da capire ora cosa succederà con i medici in pensione in attività negli Ascot. Lo scorso 27 novembre, il Consiglio regionale aveva approvato la norma dove si autorizzava l’attività dei medici in pensione negli Ascot e nei servizi di continuità assistenziale fino al 31 dicembre 2026. Sarà ancora così?

Lascia un commento