Luci e ombre del nuovo Piano di Azione Nazionale per Persone con Disabilità

Presentato nei giorni scorsi a Palazzo Chigi, il nuovo Piano di Azione Nazionale per la promozione dei Diritti delle Persone con Disabilità, fa già discutere.

Di cosa si tratta

Approvato nei giorni scorsi dall’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle Persone con Disabilità (Ond), il nuovo piano costituisce un programma di interventi per la promozione di diritti, tutele e obiettivi per le persone con disabilità in Italia. Suddiviso in 66 linee di azione e sette aree di intervento (accessibilità, salute, lavoro, istruzione, protezione, vita autonoma), si propone come uno strumento innovativo rispetto ai piani del passato, con un sistema di monitoraggio dei risultati e un cronoprogramma triennale concreto di costruzione di servizi, diritti e autonomia.

La partecipazione di associazioni come Fish e Fand al comitato tecnico, poi, rappresenta una rottura con il passato, coinvolgendo nella progettazione chi la disabilità la vive nel quotidiano.

Dubbi e incertezze

Tuttavia, c’è chi vede nel nuovo piano l’ennesimo specchietto per le allodole e manifesta seri dubbi sulla sua reale efficacia.

Molto della buona riuscita del piano dipenderà infatti dalle modalità di attuazione, dai fondi stanziati e dall’aderenza alle linee guida da parte delle diverse realtà territoriali, delle Regioni e degli enti pubblici.

«È un Piano che non ha il coraggio di disturbare lo status quo» afferma Carlo Giacobini, giornalista e attivista per i diritti delle persone con disabilità. «Non usa gli strumenti che ha (come il D.Lgs. 222/2023) e ne inventa di nuovi e deboli (i Tavoli).

«Per le 3,1 milioni di persone con disabilità in Italia» dichiara ancora Giacobini, «il rischio è che la grande riforma del 2024 rimanga confinata nel limbo delle buone intenzioni legislative».

La stessa Fish teme che, in assenza di risorse certe e tempi ben definiti, il piano rimanga inattuato, proprio come già accaduto in passato.

La mancanza di risorse economiche certe, poi, preoccupa molte associazioni sul versante dei progetti di vita e della gestione dei care giver.

«Siamo di fronte a un vero e proprio ossimoro programmatico» continua Giacobini. «Come si può pensare di attuare una riforma ieraticamente imperniata sul “Progetto di Vita individuale”, che presuppone la personalizzazione e l‘intensità dei sostegni, a costo zero?».

E poi: «il Piano, accettando questo dogma, ci condanna a un gioco a somma zero: per dare di più a chi ha bisogno di supporto intensivo, si dovrà necessariamente togliere a qualcun altro, in una guerra tra poveri gestita con la contabilità dei fondi esistenti».

Infine, serve un cambio di mentalità per realizzare una vera inclusione. Non bastano i finanziamenti, serve anche la volontà di attuare le modifiche al sistema. E serve un controllo costante per assicurare alle persone con disabilità che i loro diritti non restino tali soltanto sulla carta.

Roberta Gatto

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