Bambini con disabilità, troppe ore davanti agli schermi
Uno studio compiuto dall’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) Eugenio Medea con sede principale nella Provincia di Lecco e presente in quattro regioni italiane, dice che molti bambini con disturbi del neurosviluppo passano troppe ore davanti agli schermi di tv, tablet e smartphone. E dice anche che questo tempo è passivo non legato a questioni riabilitative o educative.
Inoltre, le abitudini dei genitori influenzano quelle dei bambini e lo stress dei genitori favorisce l’uso dei mezzi digitali da parte dei figli.
Le indicazioni
L’organizzazione mondiale della sanità e diverse associazioni pediatriche hanno dato indicazioni precise sull’utilizzo dei mezzi digitali da parte dei bambini e suggeriscono di evitarli prima dei due anni di età, di consentirne massimo un’ora al giorno tra i due e i cinque anni e meno di due ore al giorno per i bambini che hanno tra i cinque e gli otto anni.
Si tratta di suggerimenti validi per tutti i bambini, ma pochi studi hanno concentrato la loro attenzione su quelli che hanno disturbi del neurosviluppo.
Lo studio di Medea
Ha preso in esame 352 famiglie e 407 bambini con autismo, disabilità intellettive, sindromi genetiche e disturbi dell’apprendimento. Dallo studio emerge che quello della tv è lo schermo più utilizzato, ma anche lo smartphone è parecchio gettonato. Più indietro tablet e computer. Lo schermo trasmette prevalentemente video e cartoni animati, solo il 16 per cento lo utilizza per fini riabilitativi o educativi.
Tra i bambini sotto i due anni solo uno su sedici non è ancora finito davanti a uno schermo. Più del 50 per cento dei bambini tra due e cinque anni è sottoposto a più di un’ora al giorno di utilizzo smartphone e strumenti analoghi. Per quanto riguarda gli scolari tra sei e dieci anni, un terzo va oltre il limiti suggeriti dalla Società Italiana di Pediatria nell’uso di mezzi digitali.
I perché dell’uso passivo degli schermi
Secondo lo studio, i bambini con disturbo del neurosviluppo sarebbero più portati a un uso passivo degli strumenti digitali a causa dei deficit funzionali e delle difficoltà cognitive: i primi influirebbero sulle interazioni attive, quelle richieste dai videogiochi, le seconde avrebbero un ruolo sulla frequentazione dei social, favorendo attività più solitarie.
Il ruolo dei genitori
C’è poi l’esempio dei genitori, capace di influenzare i figli e l’abitudine di utilizzare lo schermo come sistema per tenere occupati e buoni i bambini. Fenomeno, quest’ultimo, che risulta più diffuso in caso di bambini con disabilità o con disturbi multipli. Le conseguenze di queste abitudini incidono sulle possibilità dei bambini con disabilità di avere un altro tipo di interazioni.
Dispositivi digitali e ruolo positivo
L’uso educativo degli “schermi” rimane episodico e marginale, nonostante le notevoli possibilità di applicazione in campo scolastico, nella comunicazione o semplicemente per esercitare le capacità cognitive.
Gli interventi
Quello che viene suggerito dallo studio dell’Istituto Medea sono interventi di sostegno per i genitori, soprattutto di quelli con disturbi del comportamento alimentare. Poi, servono studi più approfonditi per valutare gli effetti a lungo termine di questa esposizione eccessiva a smartphone, tv e tablet. Infine, un percorso che porti a un utilizzo degli strumenti digitali in maniera più consapevole e per attività educative e che favoriscano la partecipazione alla vita sociale.
Giuseppe Giuliani