10 dicembre 2025: Giornata Mondiale per i Diritti Umani
Un documento redatto nel 1948 e oggi disponibile in 500 lingue. Un’occasione per interrogarsi su quanto oggi questi diritti siano fragili, in un mondo devastato dai conflitti.
Diritti inalienabili
È il 10 dicembre 1948 e l’Assemblea delle Nazioni Unite sancisce per la prima volta, a Parigi, i diritti fondamentali di ogni essere umano a prescindere da razza, religione, sesso, estrazione sociale.
Il Secondo Conflitto ha lasciato tracce profonde in Europa e nel mondo e l’Assemblea decide di adottare, nel 1950, la risoluzione 423(V) affinché non si ripetano mai più le stesse atrocità.
Il testo contiene 30 articoli più un preambolo, ma non costituisce una convenzione, ovvero non vincola gli Stati membri ad adottare i principi in esso contenuti. Tuttavia, la maggior parte dei Governi sceglie di applicarli, seppur con qualche riserva.
Nel 1966, il documento viene implementato dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (Iccpr) e dalla Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (Icesrc).
Dal 2006, un report annuale verifica l’adesione dei singoli Stati ai principi contenuti nella Dichiarazione Universale.
Il costo umano dei conflitti
A oggi, diversi Paesi sono finiti nella cosiddetta “Lista della vergogna” dell’Onu, un documento dove vengono segnalate gravi violazioni dei diritti umani da parte di Paesi e gruppi armati. Tra questi figurano diversi Paesi africani come il Congo, ma anche Bielorussia, Cuba, Corea del Nord e, da giugno 2024, anche Israele.
Nel 2024, secondo i dati riportati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, le morti di civili per conflitti sono aumentate del 40 per cento. Stiamo parlando di 48.384 esseri umani, di cui 500 erano difensori dei diritti umani.
Le morti dei giornalisti di guerra sono aumentate del 10 per cento, con 268 reporter uccisi soltanto a Gaza. In aumento anche le violazioni su donne e bambini. Nel periodo 2023 – 2024, le morti sono state quattro volte superiori rispetto al periodo precedente.
Emblematico il caso della guerra civile in Sudan, dove in oltre 32 mesi di conflitto sono stati registrati circa 400mila morti e quasi 13 milioni di sfollati, secondo quanto riportato in un articolo di Mark Townsend sul Guardian.
Diritti umani violati
Stiamo dunque assistendo a una serie di gravi violazioni dei diritti umani fondamentali, in un momento storico caratterizzato da conflitti diffusi in tutto il mondo.
«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in diritti e dignità» recita l’articolo 1. L’articolo 3 sancisce poi il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza. L’articolo 25 ricorda come: «Ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere…». L’articolo 26 garantisce il diritto all’istruzione. Infine, l’articolo 30, forse il più importante, quello che chiude il documento dell’Onu: «Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati».
Poche righe scritte quasi un secolo fa, ma su cui è ancora importante riflettere.
Roberta Gatto