I giovani laureati in fuga dall’Italia

I numeri registrati nel 2024 dicono sia stato un anno da record per il numero di “expat” tra i 18 e i 24 anni. Ovvio pensare come questa sia la fascia di italiani più istruita e produttiva della popolazione. A lanciare l’allarme è l’Istat, la Fondazione Migrantes della Cei, l’Osservatorio sui conti pubblici italiani, la Fondazione Nordest. Si tratta dei principali centri studi che negli ultimi mesi hanno richiamato l’attenzione su un fenomeno tutto italiano.

I numeri

Gli italiani residenti all’estero sono attualmente 6 milioni e 400mila. E, si direbbe? Gli stranieri residenti in Italia ammontano a 5 milioni e mezzo. Quindi, ci sono più italiani fuori dall’Italia che immigrati che vivono stabilmente in Italia. L’Italia, insomma, si sta svuotando degli italiani.

E a ingrossare le fila di chi abbandona il Belpaese sono proprio i giovani, spesso laureati. Nel 2024 si è raggiunto un triste record: oltre 155mila italiani hanno cercato una nuova vita fuori dall’Italia. In prospettiva futura, entro il 2050 l’Italia potrebbe perdere 4,5 milioni di abitanti. E sono dati che riguardano le partenze, ma che comprendono anche il fenomeno delle “culle vuote”. Non si prolifica, insomma.

Certo l’inverno demografico riguarda in larga parte il mondo occidentale, ma la fuga dei giovani italiani si registra oltre i confini nazionali e neanche le regioni più ricche appaiono più come una prospettiva allettante.

Chi emigra

Secondo l’Istat, gli «expat» di età tra i 18 e i 34 anni (la fascia più produttiva) sono aumentati del 48 per cento rispetto all’anno precedente. A questi si aggiungono il +38 per cento della fascia tra i 34 e i 49 anni. E si tratta di numeri che l’Istat registra fin dal 2013. L’emorragia dura da tanto.

A partire dal 2022, gli expat sono tornati a crescere a un ritmo più che sostenuto. Nel biennio 2022-23, il 46 per cento dei casi ha riguardato giovani laureati. Un impoverimento dell’Italia? Di certo, non ci si guadagna.

Le cause

La Fondazione Migrantes nel rapporto pubblicato a novembre, parla «di una spinta migratoria legata a fragilità strutturali del Paese e a un sistema bloccato (lavoro precario, disuguaglianze territoriali, riconoscimento del merito)». Non solo: vi è anche «una dimensione di scelta, curiosità e progettualità personale. Il filo comune» prosegue la Fondazione Migrantes, «non è la fuga, ma una scelta alla ricerca di dignità, riconoscimento e mobilità sociale».

E poi, certo c’è il divario di retribuzione con il resto d’Europa. Qualche esempio? Un ingegnere informatico italiano guadagna 34mila euro l’anno. Poco, molto? In Gran Bretagna ne può contare fino a 67mila. Un architetto in Italia percepisce 24mila euro contro i 66mila in Germania. Non sta meglio neanche il medico che può osservare come rispetto un suo collega francese guadagna giusto la metà. E non c’è solo la laurea a creare queste disparità di retribuzione.

I costi sopportati dall’Italia

Secondo un calcolo della Fondazione Nordest, questa “fuga” dei giovani laureati sarebbe già costata all’economia italiana ben 134 miliardi di euro. E le imprese più avanzate sono ora quelle che affrontano le maggiori difficoltà a reperire giovani capaci e preparati.

A tutto questo si aggiunge che i rientri sono meno di un terzo rispetto alle partenze. A proposito: secondo Fondazione Nordest, per ogni giovane che sceglie di trasferirsi in Italia, otto sono invece gli italiani che fanno il percorso inverso.

Lascia un commento