“Decreto sicurezza”, cosa cambia per i lavoratori con disabilità
Di Bachisio Zolo
Il 18 dicembre scorso, il Decreto Legge 159/25 (Misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile) è stato definitivamente convertito in Legge 198/25 e le sue norme sono entrate in vigore. All’interno della norma sono stati inseriti alcuni provvedimenti destinati però a rendere meno cogenti nei confronti delle aziende in obbligo, i percorsi di inclusione lavorativa delle persone con disabilità.
La nuova norma amplia infatti la possibilità delle aziende del mercato ordinario del lavoro di rispettare l’obbligo di avere un certo numero di lavoratori con disabilità. In che modo? Attraverso l’attribuzione di commesse che riguardano, non solo le Cooperative Sociali di tipo B, ovvero quelle dedicate all’inserimento lavorativo, ma anche tutti gli Enti di Terzo Settore non commerciali e persino le “Società benefit”. Non solo. Si agevola anche la possibilità del “distacco”, riducendo i controlli e ampliando la quota al 60 per cento: in pratica, un’azienda che deve assumere almeno dieci lavoratori con disabilità, potrà utilizzare questa particolare opportunità per coprire fino a sei dei posti soggetti all’obbligo.
Già prima si consentiva alle aziende del mercato ordinario del lavoro, di rispettare l’obbligo di avere un certo numero di lavoratori con disabilità, non solo attraverso assunzioni dirette, ma anche grazie all’attribuzione di una commessa di lavoro a una cooperativa o impresa sociale. Il tutto era finalizzato all’assunzione di una persona con disabilità, come previsto dall’articolo 14 del Decreto Legislativo 276/03. Un obbligo che poteva essere assolto anche “distaccando” il lavoratore, fino a un massimo del 10 per cento della quota in obbligo e con controlli ben definiti.
Ora però c’è il rischio di vedere alterato il senso originale di quei provvedimenti tesi a offrire un’opportunità di lavoro e di reddito alle persone con disabilità che necessitano di maggior sostegno. Cioè, quelle che il mondo del lavoro ha sempre fatto più fatica a includere.
Il rischio, infatti, è di vedere il numero di lavoratori con disabilità direttamente assunti dalle aziende “ordinarie”, scendere drasticamente. E tutto questo a favore dell’assunzione presso altri soggetti, con una riduzione non solo delle opportunità di una reale inclusione lavorativa, ma anche delle stesse garanzie occupazionali e contrattuali.