Proiezione di film in ospedale. Perché no?
Di Giuseppe Giuliani
Vedere un film riduce ansia e stress e il concetto è valido anche e soprattutto in ospedale, dove il cinema diventa strumento di cura ed è parte integrante della terapia. Il progetto è nato nel 2013 con MediCinema Italia sulla base di un esempio analogo sperimentato in Inghilterra.
Le esperienze al Gemelli e al Niguarda
Sono due gli ospedali italiani che possiedono una sala cinematografica al loro interno: il Gemelli di Roma e il Niguarda di Milano. Al Policlinico Gemelli esiste una sala da 130 posti dal 2016, mentre all’Ospedale Niguarda i posti sono 80 e sono disponibili dal 2018.
Si tratta di sale appositamente realizzate per le strutture ospedaliere e con determinate caratteristiche pensate per chi si muove in carrozzina o addirittura non può alzarsi dal letto.
Una terapia complementare
Quello che va sottolineato è che non si tratta di un momento ricreativo fine a sé stesso. Ecco, perché si parla di cineterapia e di terapia complementare. Anche perché l’osservazione e i numeri dicono che funziona, esiste insomma un sistema di rilevazione dell’efficacia, non solo l’impressione generica del paziente o di chi gli sta attorno. I dati raccontano di riduzione della percezione del dolore e dell’ansia in più del 50 per cento dei pazienti. È parte della terapia anche la presenza, durante la visione del film, di familiari, amici o accompagnatori.
I risultati di due studi
Il progetto chiamato “Superoi insieme”, rivolto a pazienti pediatrici con patologie neurologiche complesse, ha coinvolto a Roma nella sala MediCinema del Policlinico, 30 bambini tra gli 8 e i 12 anni per sei mesi, con incontri mensili.
Durante gli incontri era prevista la proiezione di film d’animazione e attività di gioco con altri bambini di una scuola di Roma. I bambini ricoverati hanno evidenziato un miglioramento in tutte le dimensioni socio-emotive e nell’autostima, riducendo il divario iniziale con i bambini non ospedalizzati.
Il secondo studio. “Emozioni al femminile” ha riguardato, sempre al Gemelli di Roma, un gruppo di donne con disturbi ansiosi e dell’umore che sono seguite negli ambulatori e al day hospital di Psichiatria Clinica e d’Urgenza del Policlinico. Anche in questo caso si è trattato di incontri con cadenza mensile, durante i quali le donne hanno assistito alla proiezione di film insieme al proprio partner. I risultati dicono di una riduzione del 50 per cento dei sintomi depressivi e del 64 per cento di quelli ansiosi.
Perché la cineterapia funziona
Sembra che a essere chiamato in causa sia il meccanismo dell’identificazione: vedere sullo schermo i protagonisti del film alle prese con problemi di vario genere, permette di “accettare” le proprie fragilità con maggiore facilità. Inoltre, quei problemi vissuti da altri rappresentano un esempio per affrontare la propria realtà.