Turismo, cibo e salute: così si diventa centenari

Di Vito Fiori

“Dalla Terra alla Tavola: i Cibi dei Centenari”. Più che il titolo di una conferenza è molto più di una idea, peraltro praticabile, che la “Comunità mondiale della longevità”, Confesercenti e assessorato regionale del Turismo hanno illustrato ieri mattina a Cagliari.

«Si tratta di un progetto biennale sperimentale» spiega l’assessore Franco Cuccureddu, «in cui, per la prima volta, la Regione sosterrà la filiera. Ci sono molte nuove attività che non supportavano la produzione locale e che oggi hanno cambiato la loro strategia, soprattutto in funzione turistica. I flussi dei nostri visitatori si concentrano in poche settimane, in particolare d’estate. Noi vorremmo puntare su altri prodotti, convinti che l’agroalimentare sia una risorsa fondamentale per intercettare un altro tipo di turisti. La nostra Blue zone, la più importante al mondo per quanto riguarda la percentuale di centenari sulla popolazione, ha un fascino incredibile. Con questo progetto, proviamo a costruire un prodotto turistico mondiale».

Roberto Pili, presidente della “Comunità mondiale della Longevità” e di Ierfop (Istituto europeo di ricerca, formazione e orientamento professionale) aggiunge: «la variante sarda alla dieta mediterranea è in grado di generare centenari in ottima salute perché protegge l’organismo e previene le malattie. Teniamo conto anche, che in Sardegna il numero di centenari è distribuito quasi equamente tra uomini e donne, una caratteristica che altre Blue zone non hanno, e questo rende unica la nostra terra».

Quindi, una disamina sulla cultura del cibo: «nell’isola, tra le fasce giovanili della popolazione, sta prevalendo la dieta occidentale che, in futuro, comporterà seri problemi di salute. Per questo occorre stratificare i target in modo da arrivare ai più giovani».

Pili promette la collaborazione di Ierfop: «il materiale necessario per diffondere capillarmente, in tutte le province sarde, i dettami del progetto sarà reso accessibile grazie a Ierfop». La genesi dell’idea progettuale: «Siamo partiti dall’agrobiodiversità» spiega Pili, «un fattore comune a tutte le Blue zone. A tavola, in Sardegna come a Okinawa, Nicoya, Icaria e Loma Linda (le altre aree ad alta concentrazione di centenari), si apprezza il momento di condivisione del cibo, che diventa relazione, senso di comunità e appartenenza al mondo. Tutto grazie alla valorizzazione dei prodotti locali che ha consentito alla Sardegna di avere il patrimonio genetico più importante del Mediterraneo». Dopo l’illustrazione dei dati scientifici che mostrano la stretta correlazione tra la dieta mediterranea e la diminuzione di varie malattie nelle zone interessate, Roberto Pili ha parlato dei prossimi passi: «a promuovere la diffusione della dieta sardo mediterranea saranno gli studenti perché il progetto entrerà nelle scuole così da educare sin dalle nuove generazioni a una cultura dell’alimentazione che si basi sui prodotti locali e sui cibi sani».

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