Padel a Sassari, che passione!
Di Rossella Boette
Il corso di padel dedicato ad atleti sordi prende sempre più piega. Cominciato lo scorso novembre allo Sporting club di via Milano 26 a Sassari, il progetto permette a persone con disabilità uditiva di entrare a far parte di una vera realtà sportiva, ma anche sociale. Tutto questo con la possibilità di migliorare le competenze socio-relazionali, acquisire sicurezza in sé stessi e sperimentare le proprie capacità, superando i limiti con l’aiuto di istruttori professionisti.
Come nasce il corso
L’idea è frutto della volontà di Claudia Porcu, vice presidente dell’ente nazionale sordi Sassari, sostenuta fortemente anche dal presidente Ignazio Cao.
«Ho sempre pensato che lo sport rappresenti un importantissimo strumento di inclusione» spiega Claudia Porcu, «il padel è uno sport con grandi potenzialità ed è una delle attività più in voga del momento, capace di coinvolgere persone di tutte le età. Noi siamo una decina, io stessa sto facendo il corso e mi sto appassionando tanto».
«Abbiamo partecipato al bando sport Fondazione di Sardegna» continua Porcu, «e un contributo è stato donato anche dal nostro ente. Contiamo di organizzare un torneo o una dimostrazione all’arrivo della bella stagione».
Gli istruttori
Giuseppe Cardin e Ginevra Ciafardini, rispettivamente 48 e 24 anni, sono gli istruttori professionisti chiamati a dirigere gli allenamenti. Non si limitano però solo all’insegnamento, perché in ogni lezione imparano una parte della Lingua dei segni. Uno scambio di esperienze quindi, che ha permesso di rafforzare il legame tra istruttore e allievo.
«Io vengo dal tennis» racconta Giuseppe Cardin, «successivamente ho fatto un corso per diventare istruttore di padel, ma non mi capitava di fare lezioni anche perché il mio lavoro principale è quello di impiegato pubblico. Faccio anche parte di un’associazione chiamata “A tutto Padel” che da quattro anni, a scopo di volontariato, collabora con un istituto di Porto Torres dove sono presenti ragazzi autistici a cui faccio lezioni una volta al mese, anche insieme ai miei amici».
«Si tratta di una bella esperienza» continua l’istruttore, «pur tenendo conto di eventuali difficoltà nella comunicazione. La parte importante secondo me è quella dell’amicizia, se non ci piacessimo, mancherebbe l’interesse da parte di entrambi. Tra l’altro questo progetto è formativo anche per me perché ognuno ha le sue problematiche, ma nel caso dei sordi è un po’ diverso perché fisicamente sono uguali a chi ha tutti i cinque sensi, quindi c’è chi ha capacità motorie superiori e chi inferiori, come per qualsiasi atleta, perciò si lavora su questo».
«Sono sempre stata un’agonista» racconta Ginevra, «e lo sono tuttora.
Ho praticato tennis per sedici anni a livello agonistico, poi mi sono lanciata nel padel, sia come atleta sia come insegnante. È un progetto che mi piace molto, perché mi ha fatto scoprire un nuovo mondo e un nuovo metodo di insegnamento, mi trovo molto bene con i miei atleti e spero che l’esperienza possa ripetersi. Spero anche di trasmettergli la mia passione per questo sport».
Gli atleti
Dieci allievi sordi da novembre si stanno cimentando nel padel, alcuni di loro con un passato da tennisti.
«Contentissima di questo corso» racconta Cristina. «Anni fa facevo palestra e non avevo mai fatto padel. Mi trovo benissimo anche con l’istruttrice Ginevra, anche perché sta imparando la lingua dei segni».
«Noi facevamo tennis» raccontano Andrea e Sergio,«ma il padel è molto più bello. Ringraziamo di cuore Claudia, senza di lei non avremo mai fatto questa esperienza».