Sanità nelle aree interne della Sardegna

Di Salvatore Farris

«Dal 1 marzo i presidi delle aree interne della Sardegna rischiano la chiusura per la fine dei contratti esterni. Compresi i Pronto Soccorso che restano in bilico». È quanto afferma il Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità pubblica. Secondo il Ccssp (Coordinamento dei comitati Sardi per la Sanità pubblica ), «la Sardegna è davanti a una crisi sanitaria che può trasformarsi in tempi rapidissimi in paralisi operativa in numerosi presidi, soprattutto nelle aree interne». La copertura dei Pronto soccorso e punti di primo intervento era stata attivata dalle Asl nell’ambito di procedure centralizzate Ares (Azienda Regionale della Salute ), con importi di diversi milioni di euro. Il servizio di Medicina generale lascia centinaia di migliaia di pazienti senza medico di famiglia.

«La Sanità pubblica non può reggersi su soluzioni tampone fino al collasso» denuncia Alessandro Rosas, coordinatore del Ccssp, «e l’articolo 32 della Costituzione non ammette territori di serie B». Cosa fare? Quali le possibili alternative? Le richieste presentate alla Regione offrono delle possibili soluzioni.

Alessandro Rosas spiega come «il Coordinamento sosterrà iniziative pubbliche nei territori fino al raggiungimento di atti e risultati certi con il continuo informare cittadini e stampa». Lo stesso Coordinamento, si richiama all’Ordine del giorno 50/XVII, approvato dal Consiglio regionale della Sardegna l’11 agosto 2025. In quest’atto, la Giunta regionale si impegnava ad attivare un canale straordinario di reclutamento attraverso collaborazioni internazionali per la fornitura di servizi medici e sanitari.

Il nuovo Commissario dell’Asl, Francesco Trotta, ammette «la disparità nelle prestazioni prioritarie» e conferma come, «il dialogo con i Comuni è già in agenda».

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