Tetraplegica? «E io mi rilasso in subacquea al mare»

Di Vito Fiori

«Fare subacquea per me è la normalità, non l’eccezionalità». Ha ragione Claudia Firino, 47 anni appena compiuti, sassarese, residenza a Cagliari, dove lavora per il Cnr. Lei, tetraplegica, è una che non si piange addosso. Non lo ha mai fatto, anzi, ha sempre guardato oltre il suo problema riuscendo a farsi valere per quello che è: una donna forte, preparata, con uno sguardo verso le fasce più deboli. Non è per caso che Francesco Pigliaru, presidente della Regione, la nominò assessora alla Cultura e Pubblica Istruzione nella sua Giunta. Claudia, dopo quella esperienza, ha ripreso la sua quotidianità, che comprende, naturalmente, anche le sue inclinazioni. «Ho sempre avuto una passione molto forte per il mare» racconta, «e questo mi ha aiutato nella scelta di frequentare il centro diving di Porto Conte». Nella Riviera del Corallo, ad Alghero, in Sardegna. Situato nel cuore dell’Area Marina Protetta Capo Caccia nell’Isola Piana, dove si offre un accesso privilegiato a un tratto costiero straordinario.

Primi contatti tre anni fa, durante le vacanze estive ad Alghero («Ci vado da quando ero bambina»), quindi l’approccio con l’associazione sportiva “Bubble zone”. «Grazie a Gian Domenico Cicciarella, trainer Hsa (Handicapped Scuba Association International, ndr), ho conseguito il brevetto di 1° livello che mi consente di immergermi sino a 18 metri di profondità. Non è stato facile, perché di facile non c’è nulla, in particolare per chi si trova in particolari condizioni. La subacquea è pericolosa, certo, e l’attività richiede standard di sicurezza piuttosto elevati che il centro sportivo assicura a tutti i livelli. Gli accorgimenti da adottare per le immersioni variano a dipendere dal tipo di disabilità, cioè se uno è ipovedente o affetto da sclerosi multipla. Ogni specifica esigenza viene considerata nella sua complessità per ritagliare, su misura, sicurezza e supporto in tutte le fasi, prima e dopo le immersioni».

Adesso Claudia è diventata una testimonial di questo sport affascinante. «All’inizio ero una semplice fruitrice» spiega, «adesso, con il brevetto, insegno agli altri come fare. È chiaro che anche per la formazione c’è, non potrebbe essere altrimenti, un supporto. Sapere che esiste la possibilità di svolgere questa pratica in sicurezza mi aiuta a diffondere il messaggio e a convincere più persone ad avvicinarsi al centro. Premetto, non sono stata la prima, quando sono arrivata c’erano già altri due ragazzi, ora però ci sono circa quindici disabili che fanno immersioni nell’Area Marina Protetta di Porto Conte. Vedere da vicino i fondali, la posidonia, la fauna marina, è impagabile. Son davvero sensazioni straordinarie».

Quanto è stato difficile? «Sono sincera: neanche un poco. Ho pensato che la scelta non doveva essere uno stress, e in questo ha giocato un ruolo importante il mio amore per il mare. Ho voluto provare. E comunque fa la differenza il sentirsi tranquilli e il poter fruire il mare nella massima sicurezza per vedere ciò che da sopra non potresti mai scorgere. Si ha il pieno controllo del proprio corpo, una condizione che aggiunge benessere e rilassamento».

Claudia Firino si immerge una ventina di volte all’anno, giusto nei periodi di vacanza perché il lavoro la impegna moltissimo. «Avrei voluto farne di più, ma va bene così. Vorrei solo dire a chi ha qualche remora, di avvicinarsi senza timori ai centri diving strutturati. Scopriranno un mondo diverso e miglioreranno il loro stato fisico e psichico».

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