Arrivi stranieri, calano i numeri

Di Rossella Boette

I dati del 31esimo Rapporto Ismu sulle migrazioni parlano chiaro. Vi è una diminuzione degli arrivi pari allo 0,5 per cento in meno rispetto al 2024 ed entro il 2028 mancheranno in Italia 60mila badanti.

Il rapporto inquadra una stabilità degli arrivi via Mediterraneo, accanto a una diminuzione sostanziale dalla Slovenia.

I numeri

Sono 6 milioni gli stranieri in Italia e meno di 340mila sono irregolari con 930mila studenti a cominciare dall’asilo, fino ad arrivare alle superiori: l’11,6 per cento del totale.

Si confermano così le valutazioni espresse da Confindustria relative al fronte economico. Con l’invecchiamento della popolazione, l’immigrazione rappresenta un fattore importante per il mantenimento del mercato del lavoro, ma anche per l’equilibrio economico-sociale.

I dati del rapporto sono associati al 2025 e i numeri precisi mostrano 5milioni 898mila stranieri di cui 5milioni 371mila residenti e 339mila irregolari. Sono inoltre 66mila gli arrivi via mare in un anno, ovvero lo 0,5 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Nel 2024 c’era comunque stata una diminuzione dovuta all’aumento delle intercettazioni in mare, soprattutto al largo della Tunisia. Le intercettazioni avevano fermato 236mila persone tra il 1 gennaio 2023 e il 31 luglio 2025.

Nel biennio 2024- 2025, il principale Paese di partenza verso lItalia è stata la Libia, soprattutto per quanto riguarda uomini originari del Bangladesh, Eritrea ed Egitto. Dalla Tunisia invece, partono tunisini gambiani e ivoriani. Dal Sudan la quota cresce ulteriormente, soprattutto a causa dell’intensificazione del conflitto presente nel Paese. Per contro, crollano gli arrivi via terra dalla Slovenia. Parliamo di 12mila nel 2023, 7300 nel 2024 e 3900 fra gennaio e agosto 2025.

Le richieste di asilo e della cittadinanza italiana

Calano del 16,2 per cento le richieste di asilo. I numeri dicono di 126.630 contro le circa 151mila del 2024. Diminuiscono drasticamente soprattutto quelle effettivamente accettate, pari al 70 per cento dei rifiuti nei primi nove mesi dell’anno, contro il 52 per cento del 2023.

Per la cittadinanza italiana, invece le acquisizioni sono circa 200mila l’anno e la comunità più rappresentata da chi ha cambiato cittadinanza nel decennio, è quella romena con 118mila nuovi italiani. Ci sono poi i brasiliani pari a 85mila, indiani pari a 75mila e infine bangladesi.

Le preoccupazioni nel mondo del lavoro

«Rispetto allo scorso anno» dice Livia Elisa Ortensi del Comitato scientifico di fondazione Ismu. «osserviamo una stabilità sostanziale nel trend migratori, quindi è un buon momento per dedicarci a politiche di integrazione capaci di aiutare il funzionamento della società».

Le preoccupazioni riguardano il mercato del lavoro, relative soprattutto alla prospettiva futura. Per le imprese italiane proiettate verso l’assunzione di almeno 1 milione di stranieri, oltre il 54 per cento di essi è considerato difficile da reperire.

Come riporta la valutazione di Assindatcolf e dal Centro ricerche Idos, dal 2026 al 2028 mancheranno 60mila lavoratori associati all’assistenza domiciliare per gli anziani e per le mansioni domestiche.

I lavoratori immigrati sono più giovani. Il 43,5 per cento di loro, ha meno di 40 anni. Questa percentuale sale poi al 53,8 per cento fra quelli provenienti da Paesi extra europei, con una presenza già ora molto significativa.

Nel 2024 gli occupati sono aumentati dell’1 per cento e i lavoratori stranieri crescono del 4 per cento, rappresentando ben l’11 per cento del totale. La maggior parte di questi, lavora nei servizi personali e collettivi, avendo mansioni come colf o badante. L’80 per cento degli occupati non italiani è concentrato nel segmento secondario del mercato del lavoro, contro il 7,6 per cento di chi invece è nato in Italia. Le retribuzioni poi, risultano più basse. Nel 2024, lo stipendio medio dei lavoratori stranieri era del 30,4 per cento inferiore rispetto a quello complessivo, pari al 17,015 euro all’anno, contro la media di 24. 449. Questa situazione limita purtroppo lattrattività del Paese per gli immigrati più istruiti, favorendo una selezione negativa dei flussi e spiegando la maggiore presenza della povertà assoluta, comprendente il 35,2 per cento delle famiglie di soli stranieri, contro il 6,2 per cento degli italiani. Ovviamente, chi acquisisce la cittadinanza italiana ha molte più possibilità di migliorare la propria situazione.

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