Sanremo 2026: è polemica per la narrazione sulla disabilità
Di Roberta Gatto
Nuova edizione del festival di Sanremo e nuove polemiche per il momento di disagio creato dalla solita, e ormai stantia, spettacolarizzazione della disabilità. Va in scena il coro dell’Anfas, associazione di persone e famiglie con disabilità intellettive e disturbo del neurosviluppo, ed è subito polemica.
Vien quasi da pensare che si tratti di una manovra per dare risalto a un evento musicale ormai al declino. Non è la prima volta, infatti, che il festival della canzone italiana fa parlare di sé per i siparietti, assolutamente evitabili, con protagonisti persone con disabilità.
Era già accaduto nel 2022 con la Giannetta, protagonista della serie tv Blanca, e i suoi “guardiani” non vedenti. Una definizione in grado di far rabbrividire persino la mano di chi la digita.
Insomma, cosa ci si può aspettare da un festival dove il conduttore non ha nemmeno il coraggio di nominare Gaza quando Ermal Meta finisce di cantare una canzone dedicata proprio ai bambini palestinesi? Sanremo lancia il sasso, ma nasconde la mano.
La fiera delle banalità
Ecco quindi come, non appena si esibisce il coro dell’Anfas, scattano gli stereotipi. “Persone speciali”, la maglietta con la scritta “Siamo come voi” e per finire la canzone “Si può dare di più”.
E la portata principale del pietismo, condita con un pizzico di “Sogno che si avvera”, giusto per ricordare quanto la vita sia bella “nonostante la disabilità”, è servita. Una pietanza alquanto indigesta.
Come fa notare la giornalista e attivista per i diritti delle persone con disabilità Valentina Tomirotti: «bisogna avere il coraggio di analizzare le competenze della persona. Per capirci, avere una disabilità non significa raggiungere in automatico un livello adeguato per finire sul palco dell’Ariston. Le persone che si sono esibite non sono state valutate per il loro talento o la loro preparazione, ma soltanto in base alla loro disabilità».
A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: perché le associazioni e le persone con disabilità continuano a partecipare? In questo caso, l’Anfas non ha reso un buon servizio ai suoi soci. Un secco “No” sarebbe stato molto più “inclusivo”.
Se le cose non cambiano, e in quattro anni non sembrano essere cambiate granché, sarebbe meglio adeguarsi. Almeno finché anche Sanremo non aprirà gli occhi sul vero valore delle persone con disabilità.