«Lavoro delle persone con disabilità, la situazione peggiora»

Di Giuseppe Giuliani

La Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha) e la Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità (Fand) della Lombardia criticano le modifiche introdotte al Decreto sicurezza nei luoghi di lavoro. Il problema è che la nuova normativa può portare a una riduzione di assunzioni delle persone con disabilità, a un percorso lavorativo più incerto e a meno opportunità professionali.

La normativa

La normativa attuale prevede che le imprese con obbligo di assumere persone con disabilità, oltre ad assumerle direttamente, possano anche assegnare una commessa di lavoro a una cooperativa sociale che abbia come scopo l’inserimento nel mondo del lavoro di persone con disabilità.

Le modifiche dell’articolo 14 bis

A suscitare la reazione delle associazioni che tutelano i diritti delle persone con disabilità è in particolare l’articolo 14 bis, introdotto nel testo, poi diventato legge nello scorso dicembre.

Il nuovo testo prevede che cresca il numero dei soggetti chiamati rispondere a questi obblighi, si aggiungono enti del Terzo settore e società benefit e che aumenti anche dal 10 al 60 per cento la quota di obbligo per queste soluzioni.

Ledha e Fand Lombardia

Secondo le due associazioni, queste modifiche tolgono valore alla legge 68 del 1999 e al suo obiettivo: favorire l’inserimento delle persone con disabilità nel mondo del lavoro.

Il ricorso alle cooperative sociali, infatti, dovrebbe avvenire solo nel caso di persone con particolari disabilità e il cui inserimento in un luogo di lavoro ordinario sia difficoltoso. E, inoltre, con un limite definito e limitato: il 10 per cento, appunto.

In questo modo, invece, secondo le associazioni, l’assunzione diretta diventa un’eccezione a vantaggio di un percorso lavorativo che per le persone con disabilità significa meno stabilità e meno opportunità di crescita professionale. 

Ledha e Fand esprimono perplessità anche sull’ampliamento dei soggetti coinvolti, perché enti del Terzo settore e, soprattutto, società benefit non garantirebbero quell’attenzione nei confronti dell’inserimento dei lavoratori con disabilità che è invece parte delle cooperative sociali.

La situazione attuale

Questa ulteriore “agevolazione” per le imprese si inserisce in una situazione che è già particolarmente complicata per le persone con disabilità: le aziende, infatti, preferiscono pagare le sanzioni previste dalla legge, anziché assumere una persona con disabilità.

I dati, per quanto parziali, dicono che il 50-70 per cento delle imprese sceglie la strada della sanzione.

Il futuro

Quello che si prospetta è un futuro sempre più incerto per chi spera di avere un’occupazione stabile e si aggiunge a una situazione che racconta di un 40 per cento di persone con disabilità intellettive e disturbi del neuro sviluppo occupato e di un’occupazione che riguarda soprattutto attività manuali nonostante il titolo di studio elevato. Inoltre, si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di un lavoro part time, non scelto, ma imposto dall’azienda.

Gli ostacoli

Le persone con disabilità segnalano tra gli ostacoli principali per il loro inserimento nel mondo del lavoro l’esistenza di stereotipi, la difficoltà a vedere riconosciute le proprie competenze e la mancanza di un collegamento tra domanda e offerta.

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