Eliminazione delle barriere architettoniche e i ritardi dei Comuni
Di Vito Fiori
Ci sono anche sei Capoluoghi di Provincia sardi tra i centri in ritardo nell’introduzione dell’obbligo dei Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) previsti dalla legge del 28 febbraio 1986 n. 41. Si tratta di Cagliari, Olbia, Tempio, Villacidro, Carbonia e Lanusei, mentre Nuoro, Iglesias, Oristano e Tortolì hanno provveduto da tempo ad approvare il piano e Sassari lo sta facendo. A rilevare questi dati, è l’Associazione Luca Coscioni che fotografa un’Italia ancora in forte deficit sull’accessibilità.
Secondo l’indagine pubblicata dall’associazione il 24 febbraio, solo 43 Comuni capoluogo su 118 (36,4 per cento) hanno approvato il Peba con delibera di Consiglio comunale così come richiesto dalla normativa. Tra le regioni più virtuose figurano Toscana (7 capoluoghi su 11), Emilia-Romagna (5 su 10), Lombardia (5 su 12) e Piemonte (4 su 8). Tra i Capoluoghi di regione in regola compaiono Milano, Firenze, Venezia, L’Aquila, Potenza, Campobasso e Trento.
Altri 16 Comuni (13,6 per cento) dispongono di un piano non ancora approvato dal Consiglio o hanno adottato strumenti alternativi non conformi alla legge. In 25 casi (21,2 per cento) il Peba è in fase di redazione. Restano invece 34 Capoluoghi (28,8 per cento) privi di piano o con informazioni non reperibili o insufficienti. Le situazioni più critiche si registrano in Sardegna (6 capoluoghi su 12), Calabria (4 su 5), Lombardia (4 su 12) e Sicilia (4 su 9). Tra i grandi centri ancora senza Peba figurano Napoli, Bari e Cagliari.
L’indagine è stata condotta attraverso la consultazione sistematica dei siti istituzionali dei Comuni, in particolare nella sezione “Amministrazione trasparente”, e tramite accessi agli atti nei casi di dati mancanti o incompleti. Un caso a parte è Roma: l’associazione ha inviato richieste ai 15 Municipi, ricevendo risposta solo da quattro, nessuno dei quali risulta ancora adeguato.
Il quadro, già critico nei Capoluoghi che dovrebbero disporre di maggiori risorse tecniche e amministrative, lascia presagire una situazione ancora più arretrata nel resto del Paese. L’associazione stima infatti come solo il 15 per cento dei Comuni italiani abbia effettivamente adottato un Peba, mentre l’attuazione concreta degli interventi previsti resta un’ulteriore criticità, peraltro piuttosto diffusa.
Sul fronte giudiziario, l’associazione rivendica di aver contribuito a consolidare un vero e proprio “diritto ai Peba”. Come spiega l’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, diverse sentenze civili e amministrative hanno riconosciuto come l’assenza del Piano non è una semplice omissione amministrativa, ma una lesione di diritti. I Tribunali hanno condannato i Comuni di Catania, Santa Marinella e Pomezia ad adottare il Peba entro termini certi.
«A quarant’anni dalla legge istitutiva, l’Italia è ancora drammaticamente indietro nel rispetto dei diritti legati all’accessibilità», dichiara Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative dell’associazione sui diritti delle persone con disabilità. «Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma della possibilità concreta per milioni di persone di vivere, muoversi, studiare e lavorare in condizioni di pari dignità».
L’Associazione Luca Coscioni annuncia di voler continuare a promuovere iniziative legali e politiche affinché l’accessibilità diventi una priorità culturale oltre che amministrativa, auspicando che non siano necessari altri quarant’anni perché i principi già scritti nelle leggi trovino piena attuazione.