Steatosi epatica, quando il fegato è “grasso”

Di Giuseppe Giuliani

La steatosi epatica è un problema che riguarda un italiano su quattro, ma non tutti ne sono consapevoli. Ignorare il disturbo, però, può portare complicazioni gravi come la cirrosi e il tumore al fegato. Ogni anno in Italia sono 16mila le persone che muoiono per queste patologie e poco meno di 2mila quelle che hanno bisogno di un trapianto. La steatosi epatica è riscontrabile maggiormente nei pazienti obesi e diabetici.

La patologia

Quella del fegato “grasso” è una condizione dovuta all’accumulo di grassi nelle cellule del fegato. La causa è in genere una dieta troppo ricca di trigliceridi che il fegato non riesce più a smaltire L’accumulo di grasso nel fegato spesso non dà sintomi, ma nel 10 per cento dei pazienti può provocare infiammazione e anche cirrosi.

La condizione di steatosi è definita tale quando i grassi accumulati sono superiori al 5 per cento del peso del fegato stesso. Si tratta di una condizione che compare generalmente tra i 40 e 60 anni di età, ma sta aumentando l’incidenza anche tra bambini e giovani.
Proprio la mancanza di sintomi rende difficile riconoscere il problema se non quando si ricorre, magari per altri motivi, a un’ecografia dell’addome.

Le conseguenze

La prima conseguenza della steatosi epatica è la steatoepatite che può diventare fibrosi. In pratica, il tessuto del fegato si indurisce e questo può portare alla cirrosi e quindi alla compromissione della funzionalità dell’organo. Ma sono possibili altre conseguenze, perché steatosi potrebbe voler dire anche un aumento del rischio di diabete, di problemi cardiovascolari e cerebrovascolari. Sono possibili anche problemi ai reni e tumori.

Il confronto

Il tema è stato affrontato di recente in Senato in un tavolo di confronto organizzato dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato. Lo scopo di “Steatosi epatica: una sfida emergente per la sanità pubblica italiana” era quello dipredisporre un intervento per facilitare la diagnosi precoce della malattia.

I dati dicono che la percentuale di pazienti con steatosi destinati al trapianto di fegato è aumentata nel giro di dieci anni dal 12,5 per cento al

20,1 per cento.

Le soluzioni

Si tratta di individuare i pazienti a rischio attraverso la valutazione della rigidità del fegato in modo da tenerli poi sotto controllo medico. L’attenzione dovrebbe essere concentrata su coloro che hanno una steatosi progressiva o una fibrosi in stato avanzato.

La proposta è quella di inserire la steatosi epatica nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), garantendo una specifica esenzione nell’ambito delle epatiti croniche. In modo che i pazienti siano seguiti da specialisti epatologi e trattati con farmaci innovativi.

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