Stop ai “finti artigiani”: dal 7 aprile multe fino al 1 per cento del fatturato
Di Vito Fiori
Stretta sull’utilizzo delle parole “artigianato” e “artigianale”: dal prossimo 7 aprile solo le imprese in possesso dei requisiti di legge potranno utilizzare queste denominazioni. Lo ha stabilito la nuova legge annuale sulle Pmi (Piccole e medie imprese) dell’11 marzo dove si introducono pesanti sanzioni per quanti ne faranno un uso improprio. La norma prevede infatti multe fino all’1 per cento del fatturato, con una soglia minima di 25mila euro per ogni violazione. Un intervento deciso che punta a mettere fine a una prassi diffusa: l’utilizzo improprio di termini legati all’artigianato da parte di attività che non possiedono la qualifica necessaria.
Battaglia storica
Stando alla legge, le denominazioni saranno riservate esclusivamente alle imprese artigiane regolarmente iscritte all’Albo e in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente. Soddisfatta Confartigianato, che rivendica il risultato come una battaglia storica. «Questa legge segna la fine della concorrenza sleale» dice Giacomo Meloni, presidente regionale dell’associazione, «e ora vince l’autentica eccellenza dell’artigianato made in Sardegna e made in Italy». Secondo Meloni, il provvedimento colma «un vuoto normativo durato decenni, restituendo valore al lavoro degli artigiani e offrendo maggiori garanzie ai consumatori. Chi acquista un prodotto definito artigianale» aggiunge Meloni, «avrà finalmente la certezza che sia davvero frutto di competenze, lavoro e tradizione».
Impatto sul Made in Italy
La nuova disciplina avrà un impatto trasversale su numerosi settori simbolo del Made in Italy: dall’agroalimentare alla moda, fino all’artigianato artistico e tradizionale. Coinvolte anche attività di somministrazione e servizi: ad esempio, un bar che produce gelato non potrà più definirlo “artigianale” senza i requisiti richiesti. In Sardegna, dove il comparto conta circa 34mila imprese e quasi 100mila addetti, la misura rappresenta un passaggio particolarmente rilevante. L’obiettivo è rafforzare la concorrenza leale e rendere più trasparente il mercato, distinguendo in maniera chiara tra produzioni autenticamente artigiane e altre forme di offerta.
Determinante anche il sistema sanzionatorio, volutamente severo per scoraggiare abusi: ogni utilizzo scorretto delle denominazioni comporterà una multa minima di 25mila euro. Con l’entrata in vigore della legge, si chiude dunque la stagione dei cosiddetti “furbetti dell’artigianato” e si apre una nuova fase per la tutela di uno dei settori più identitari dell’economia italiana.