Obesità infantile, parliamone

Di Vito Fiori

L’obesità infantile non è soltanto una questione di peso, ma una condizione che coinvolge metabolismo, sistema cardiovascolare, fegato ed equilibrio psicofisico. Un fenomeno in costante crescita e che attualmente rappresenta una delle principali sfide per la salute pubblica richiedendo accurati interventi di prevenzione fondati su un forte impegno educativo. È questo il messaggio del focus “La salute si coltiva da piccoli – corretta alimentazione e stili di vita sani per la salute del domani”, pubblicato da Fondazione Aletheia in occasione della Giornata Mondiale della Salute. Il think tank punta a fare chiarezza sul legame sempre più stretto tra alimentazione e benessere, a partire dall’infanzia.

Un fenomeno globale in aumento
A livello mondiale, l’eccesso di peso tra i più giovani continua a crescere. Secondo le stime della Fondazione, il 21 per cento dei bambini tra i 5 e i 14 anni – pari a circa 288 milioni – è in sovrappeso od obeso. Rispetto al 2000, la quota di obesità è più che raddoppiata: dal 4 al 10 per cento nella fascia 5-9 anni e dal 3 al 9 per cento tra 10-14 anni. Anche tra i più piccoli, da 0 a 4 anni, i numeri restano altissimi, con circa 35 milioni di casi.

La situazione in Europa e in Italia
In Europa, i dati della Childhood Obesity Surveillance Initiative (Cosi) dell’Oms analizzati dalla Fondazione, mostrano come il 25 per cento dei bambini tra i 7 e i 9 anni è in sovrappeso od obeso. In molti Paesi, almeno un bambino su dieci è obeso e uno su cinque è in sovrappeso, senza miglioramenti significativi negli ultimi anni. In Italia, le stime basate sul sistema di sorveglianza “OKkio alla Salute” indicano che il 19 per cento dei bambini è in sovrappeso, il 9,8 per cento obeso e un ulteriore 2,6 in condizioni di obesità grave. Il fenomeno è più diffuso tra i maschi, nelle regioni del Sud e nei contesti socioeconomici più fragili.

Alimentazione e stili di vita sotto accusa
Il focus evidenzia un legame diretto tra cattiva alimentazione e salute. Il consumo abituale di cibi ultra-processati è associato a un aumento dell’indice di massa corporea, della circonferenza vita e della massa grassa, oltre a livelli più elevati di glicemia e a una riduzione del colesterolo “buono” (Hdl). Non mancano possibili effetti sul sistema immunitario e sul microbioma, con un aumento del rischio di allergie e asma. Anche le bevande zuccherate rappresentano un fattore critico: sono correlate a obesità, insulino-resistenza e steatosi epatica. Non a caso, circa un adolescente obeso su quattro presenta condizioni di pre-diabete. A incidere ulteriormente sono sedentarietà e uso eccessivo di schermi: i bambini più attivi mostrano parametri cardiometabolici migliori.

Energy drink, rischio sottovalutato
Cresce inoltre la preoccupazione per il consumo di energy drink tra i minori. Secondo la letteratura scientifica, queste bevande – ricche di caffeina e zuccheri – sono associate a disturbi del sonno, tachicardia, ansia e difficoltà cognitive e scolastiche. Nei casi analizzati, si registrano sintomi cardiovascolari nel 45 per cento dei casi e neuropsichici nel 33 per cento.

Steatosi epatica, una minaccia silenziosa
Tra le complicanze più rilevanti emerge la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (Masld), oggi la malattia epatica cronica più diffusa tra i bambini nei Paesi occidentali. Colpisce tra il 7 e il 10 per cento della popolazione pediatrica e fino al 30-40 per cento dei bambini con obesità. Spesso asintomatica, può evolvere in forme più gravi come steatoepatite, fibrosi e cirrosi, sin dalla giovane età.

Prevenzione fin dall’infanzia
La chiave, sottolinea la Fondazione, è la prevenzione precoce. Un’adesione maggiore alla dieta mediterranea è associata a migliori indicatori cardiometabolici e a un minor rischio di malattie croniche. Intervenire su alimentazione e stili di vita sin da piccoli significa ridurre il rischio di obesità e complicanze, prevenire patologie epatiche e cardiovascolari e migliorare la qualità della vita. «La salute si costruisce fin da piccoli» afferma Alberto Villani, membro del Comitato scientifico della Fondazione, «così, garantire ai bambini un’alimentazione sana e trasmettere corrette abitudini significa proteggere il loro futuro». Da qui l’appello della Fondazione Aletheia a un impegno condiviso tra istituzioni, famiglie, scuola e sistema sanitario per contrastare il consumo di prodotti ultra-processati, rafforzare l’educazione alimentare e promuovere stili di vita sani. Una sfida che riguarda non solo il presente, ma soprattutto la salute delle prossime generazioni.

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