Verso il cielo e oltre: le persone non vedenti nella storia dell’aeronautica
Di Roberta Gatto
Dalla sua pagina facebook “L’Universo tra le dita”, lo scienziato non vedente Michele Mele ci racconta storie di persone in grado di lasciare una traccia indelebile tanto sulla Terra quanto nei cieli e nello spazio.
Del resto, mai nome per una pagina di contenuti fu più azzeccata: “L’universo tra le dita” riassume in breve le vite di queste persone straordinarie, capaci di andare oltre i propri limiti e di trasformarli in risorse a cui attingere, con immensi benefici per tutto il genere umano.
Donne e uomini troppo spesso dimenticati dalla Storia o poco conosciuti, ma comunque preziosi per il progredire della scienza e della cultura. Oggi, dopo il lancio della missione Artemis II, scopriamo chi, tra queste donne e uomini, si è distinto nel mondo dell’aeronautica.
Piloti non vedenti
Ma davvero una persona con disabilità visiva può pilotare un aereo?
La risposta è: «Si, con il giusto contesto» spiega Michele Mele, «un non vedente può anche pilotare un aereo. Grazie a tecnologie assistive come display tattili, segnali sonori e apposite sintesi vocali e al supporto di un copilota vedente, necessario anche per i piloti dalla vista perfetta, diverse persone con visus molto ridotto o nullo si sono cimentate con il volo, ottenendo grandi successi e talvolta trasformando questa passione in un lavoro»
E infatti, i nomi dei piloti non vedenti sono presenti nella storia dell’aviazione moderna: il britannico Miles Hilton Barber, primo non vedente a completare un volo intercontinentale da Londra a Sydney nel 2007 e insignito del titolo di baronetto dalla regina Elisabetta II, Steve Cunningham, detentore del record di velocità per piloti non vedenti, gli statunitensi Kaiya Armstrong e Jim Platzer, l’olandese Gert-Jan Van Der Linden, e l’italiana Sabrina Papa, protagonista del documentario “Chiudi gli occhi e vola”.

Ma le conquiste dei non vedenti non si fermano all’aviazione. Un contributo fondamentale a tutte le missioni lunari della storia viene infatti proprio da chi non vede.
Lo spazio senza confini
Fu proprio un non vedente a rivoluzionare nel 1772 lo studio del moto lunare. Si tratta di Leonhard Euler (Eulero), matematico svizzero non vedente. «Invece di calcolare la traiettoria del nostro satellite attraverso misurazioni ripetute (com’era di prassi all’epoca)» spiega ancora Mele, «Euler definì un insieme di tre equazioni differenziali alle derivate parziali che modellano l’orbita della luna con tutte le sue principali anomalie (evezione, precessione, etc.)».
La sua capacità di astrazione, dettata anche dalla sua condizione, permise ai colleghi vedenti di superare le limitazioni dei metodi tradizionali, contribuendo in modo decisivo alle future esplorazioni spaziali.
«Ogni qual volta sentirete parlare di missioni lunari» conclude Mele, «ricordate che possiamo realizzarle anche grazie alla capacità di astrazione di un non vedente, in grado di superare i metodi visivi dei suoi colleghi vedenti in virtù di un potere di sintesi sorprendente, frutto anche della sua condizione e di un contesto che gli permise di esprimere al meglio i propri talenti».