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Legge 68/99, cosa dicono i dati della XII Relazione al Parlamento

Di Roberta Gatto

L’inserimento lavorativo delle persone con disabilità in Italia continua a incontrare ostacoli. È quanto emerge dalla XII Relazione al Parlamento, dove vengono presentati dati aggiornati sull’applicazione della Legge 68/99 (il principale strumento per l’inserimento al lavoro delle persone con disabilità in Italia) e delle convenzioni previste dalla norma.

Nonostante nel biennio 2022-2023 le assunzioni siano aumentate rispetto al decennio precedente, continuano a persistere problemi da parte dei datori di lavoro. Le convenzioni, infatti, diventano uno strumento per evitare l’assunzione di lavoratori con disabilità, anziché un incentivo al collocamento mirato.

Di cosa si tratta

La Legge 68/99 prevede una serie di strumenti volti a facilitare il collocamento mirato, coinvolgendo datori di lavoro, servizi territoriali e persone con disabilità. Questi strumenti contrattuali regolano l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, coinvolgendo aziende, enti pubblici e il collocamento mirato.

Le convenzioni possono prevedere incentivi economici, formazione specifica e adattamenti strutturali, oltre a un monitoraggio periodico dei risultati. Nel dettaglio, le convenzioni si dividono in: articolo 11 (convenzioni di programma tra servizi e aziende), articolo 12 (convenzioni individuali), articolo 12-bis (convenzioni per tirocini e formazione), e articolo 14 (convenzioni con cooperative sociali).

I dati

Secondo la XII Relazione al Parlamento, negli ultimi anni c’è stata una crescita costante delle convenzioni. Tuttavia, la diffusione risulta ancora disomogenea tra regioni e settori produttivi, con alcune aree che faticano a integrare efficacemente le persone con disabilità. Le regioni del Nord registrano il numero maggiore delle convenzioni, mentre il Sud e le isole si attestano su valori inferiori.
Nel dettaglio, nel 2023 sono state sottoscritte 14.081 convenzioni (art. 11) per l’inserimento di 23.956 persone. Dal 2013 al 2023, il numero medio annuale di convenzioni sottoscritte (art. 11) è stato di 8.377: in particolare, nel 2023 art. 11, comma 4: 733 convenzioni per 807 persone.
Non va meglio per le convenzioni dell’art. 12: sono state soltanto 82 totali dal 2013 al 2023, nessuna negli anni 2022 e 2023. Infine, le convenzioni per l’art. 12 bis sono state solo 5 nel 2023, 89 totali dal 2013 al 2023, mentre le Convenzioni art. 14 (“Legge Biagi”) sono state 2.457 sottoscritte nel 2023 per 3.248 persone; 10.000 totali dal 2013 al 2023.
Le problematiche riscontrate

Dalla relazione emergono diverse criticità riguardanti soprattutto la complessità burocratica, la mancanza di risorse dedicate e la scarsa conoscenza degli strumenti da parte delle aziende. Nonostante l’efficacia delle convenzioni sia riconosciuta, il loro utilizzo rimane limitato rispetto al potenziale previsto dalla legge.

Tra le problematiche, il mancato rispetto degli impegni contrattuali rappresenta uno degli ostacoli principali. Un altro problema rilevante è l’utilizzo improprio delle convenzioni, spesso stipulate solo per adempiere agli obblighi di legge, senza un reale progetto di inserimento o valorizzazione delle competenze.

La carenza di controlli e il monitoraggio discontinuo costituiscono poi ulteriori elementi di criticità. Spesso i controlli si limitano alla fase iniziale, rendendo difficile intervenire tempestivamente in caso di difficoltà o di modificare i percorsi di inserimento. Inoltre, la mancanza di un sistema informativo integrato ostacola la raccolta e l’analisi dei dati, rendendo difficile valutare l’efficacia delle convenzioni su scala nazionale.

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