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Prestazioni sanitarie e socio-assistenziali: ancora insieme?

Di Bachisio Zolo
Per ora il tentativo è andato a vuoto, ma niente è ancora scongiurato. Anzi. Parliamo delle spese di assistenza nelle Rsa, nei centri per anziani così come per i malati cronici che vivono in casa. Finora cure e assistenza sono a carico del Servizio sanitario. Alle spese per i farmaci sono associate anche le cure alla persona: lavarlo, muoverlo, nutrirlo. Succede però che Il 6 marzo dell’anno scorso, in Commissione Sanità al Senato, viene approvato l’emendamento 13.0.400 al DDL 1241. A firmare la modifica richiesta è la senatrice leghista Maria Cristina Cantù. L’obiettivo che ci si propone? Modificare l’articolo 30 della Legge 730 del 1983. Cioè fissare le spese a carico del fondo sanitario nazionale “esclusivamente” per gli oneri delle attività di rilievo sanitario separandole da quelle socio-assistenziali. L’emendamento stesso è stato poi ritirato nell’aprile del 2025, ma il Ddl è ancora in discussione alla Camera. E potrebbe essere reintrodotto. Con quali rischi? Separare le spese sanitarie da quelle assistenziali significa che il Servizio sanitario ti paga le cure, ma per quanto riguarda igiene, alimentazione e movimentazioni del paziente allettato per evitare piaghe da decubito, quelle le dovrà pagare la famiglia, il paziente. Insomma: chi può permetterselo.
Il rischio che questo possa avvenire ha messo in allarme le Rsa e i centri per disabili. Così come anche i pazienti allettati in casa che si troverebbero costrette a pagare quanto finora ha sempre pagato lo Stato.

Si vuole tentare di far smettere allo Stato di pagare alle famiglie con una persona con disabilità l’igiene personale, l’alimentazione assistita, la mobilizzazione e la prevenzione delle piaghe da decubito. Chi non può permettersi di pagare, si arrangia.

Per ora l’emendamento 13.0.400 presentato dalla deputata leghista è stato ritirato dal Ddl riguardante le prestazioni sanitarie in discussione in Parlamento. Ma il punto è un altro: l’emendamento di cui stiamo parlando non proviene da una fazione politica diversa da quella del ministro per le Disabilità in carica Alessandra Locatelli. Quindi la domanda che ci si pone è se il partito di riferimento del ministro stia fissando la nuova linea da seguire in termine di assistenza alle persone con disabilità favorendo ancora di più la privatizzazione delle spese di assistenza.

Un malato di Alzheimer in Rsa, un tetraplegico assistito a domicilio, i centri diurni, l’anziano allettato, oggi riceve dal Servizio Sanitario Nazionale non solo le cure mediche, ma anche l’assistenza integrata come igiene personale, alimentazione assistita, mobilizzazione, prevenzione delle piaghe da decubito. Tutte prestazioni di cui però oggi si discute e si pensa di metterle a carico dei cittadini. Allo Stato rimarrebbero solo le spese sanitarie. Per il resto, che ci si arrangi. Chi può.

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