Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella riforma della disabilità

Di Giuseppe Giuliani

L’appuntamento organizzato dalla Direzione regionale dell’Inps Emilia Romagna e dalla Regione, ha affrontato il tema della riforma della disabilità, nella quale l’Istituto di previdenza ha un compito di primo piano.

Il titolo del convegno, “Dall’intelligenza artificiale all’intelligenza sociale. La Riforma della Disabilità: un percorso condiviso”. E il tema è il ruolo che intelligenza artificiale e digitalizzazione possono svolgere per creare servizi più accessibili per i cittadini.

I partecipanti

All’incontro erano presenti il presidente della Regione Emilia Romagna Michele De Pascale e il suo vice Vincenzo Colla. C’erano anche la direttrice generale dell’Istituto, Valeria Vittimberga, il direttore centrale Inps Salute e prestazioni di disabilità, Filippo Bonanni e il direttore generale Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna, Bruno Di Palma.

Il collegamento   

Il primo punto condiviso è quello relativo alla necessità di un collegamento tra tutti i soggetti coinvolti. Le province di Bologna, Piacenza, Ravenna e Rimini sono interessate dalla fase di sperimentazione della riforma della disabilità e in questo momento è necessario che enti locali Inps e aziende sanitarie stiano in contatto. Intanto per evitare interruzione nei servizi e, poi, per applicare in modo uniforme le nuove misure.

Il ruolo delle novità tecnologiche

Il punto di partenza è valutare le conseguenze nell’utilizzo delle novità tecnologiche, perché, come sottolinea la direttrice generale dell’Inps Valeria Vittimberga, «una tecnologia che non migliora concretamente la vita delle persone rischia di aumentare le distanze, soprattutto per chi vive condizioni di fragilità o disabilità».

Il presidente dell’Inps
Per Gabriele Fava, presidente dell’Inps, si lavora per costruire una pubblica amministrazione più semplice e accessibile e in questo senso, «digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno contribuendo a sostenere la riforma della disabilità».

Fava evidenzia anche il passaggio compiuto attraverso la riforma: da un sistema basato sull’accertamento della condizione di disabilità si è passati al progetto di vita di una persona.

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