Disabilità nella Storia: Louis Wain (1860 – 1939)
Di Roberta Gatto
Nato nel 1860 a Clerkenwell, sobborgo di Londra, Louis William Wain cresce in una famiglia numerosa ed è l’unico maschio di sei figli. La sua infanzia è segnata da problemi di salute: nasce con il labbro leporino, una “menomazione” da nascondere e di cui vergognarsi nella puritana Londra vittoriana. Per questo, inizia a frequentare la scuola solo a dieci anni. Da adulto, nasconde questa caratteristica sotto lunghi e folti baffi.
Soffre di gravi stati d’ansia che gli causano, fin dall’infanzia, incubi ricorrenti, da lui chiamati “visioni di straordinaria complessità”. Nonostante sia un uomo molto timido, è appassionatissimo di pugilato, tanto da chiamare la sua casa Bendigo Lodge in onore del pugile William ‘Bendigo’ Thompson.
Nutre inoltre un forte interesse per l’elettricità. Secondo una sua teoria, i gatti sarebbero dei veri e propri contenitori di elettricità, una sorta di magneti che si muovono verso Nord.
Istruzione e primi lavori
Dopo gli studi alla West London School of Art, lavora brevemente come insegnante, ma la morte del padre lo costringe presto a mantenere la madre e le cinque sorelle. Inizia così, a soli 20 anni, la sua carriera da illustratore, che lo porterà a rivoluzionare il modo in cui gli inglesi e il mondo intero considerano i gatti.
Louis si dimostra fin da subito uno studente indisciplinato: alle lezioni preferisce lunghe passeggiate nella natura. Si interessa alla pittura, alla musica e alla chimica, ma non riesce a scegliere un settore in cui specializzarsi. A diciassette anni prova a intraprendere la carriera musicale, ma senza successo. Decide allora di dedicarsi alla pittura, ottenendo buoni risultati.
Nel 1880 incontra sir William Ingram, editore dell’Illustrated London News, per cui disegna animali, scene di campagna e fiere agricole. I primi disegni sono molto realistici e dettagliati e Louis li realizza usando contemporaneamente entrambe le mani.
Un gatto chiamato Peter
A 23 anni Wain sposa Emily Richardson (1843 – 1847), istitutrice delle sue sorelle e più grande di lui di diciassette anni; una scelta considerata scandalosa per l’epoca, non solo per la differenza di età, ma anche per il divario sociale (Louis è un gentiluomo, mentre Emily fa parte della servitù). Il matrimonio, osteggiato dalle sorelle e dalla società, è però felice e i due vanno a vivere insieme, anche se Louis continua a sostenere la famiglia a distanza.
Nel 1884, Emily si ammala di cancro al seno e muore nel 1887, appena tre anni dopo le nozze. Durante la malattia la coppia accoglie un gattino bianco e nero trovato sotto la pioggia e lo chiama Peter. La presenza dell’animale aiuta Emily ad affrontare la sofferenza e Louis inizia a disegnarlo continuamente per distrarla. Sua moglie, accortasi del suo talento, lo esorta a vendere i ritratti di Peter, segnando così l’inizio della carriera che renderà celebre l’artista.
La svolta
Nel 1886 il settimanale Illustrated London News pubblica “A Kittens’ Christmas Party”, una serie di tavole illustrate con oltre cento gatti impegnati in attività umane. È un successo immediato.
Negli anni successivi i gatti di Wain diventano sempre più espressivi: camminano su due zampe, indossano abiti eleganti, partecipano a feste, concerti e scene di vita quotidiana. L’artista trasforma i felini in uno specchio ironico della società vittoriana; oggi diremmo che Wain ha creato un “meme”, rendendo i gatti “virali.
Per oltre trent’anni Wain è uno degli illustratori più richiesti del Regno Unito. Pubblica libri per bambini, cartoline, riviste e annual illustrati. Produce centinaia di opere ogni anno e diventa anche presidente del National Cat Club, impegnandosi nella tutela degli animali.
Nonostante il successo, però, non riesce mai a costruire una vera sicurezza economica. Mantiene la madre e le sorelle, gestisce male i contratti editoriali e spesso vende i diritti delle sue opere senza ottenere alcun guadagno.
Nel 1907 si trasferisce a New York per lavorare con il gruppo editoriale Hearst, ma l’esperienza americana si conclude con un fallimento economico e il ritorno in Inghilterra.
La malattia mentale e gli ultimi anni
Con il passare del tempo il comportamento di Louis cambia. Diventa instabile, aggressivo e sempre più isolato. Nel 1910 la madre muore per un’influenza; quattro anni dopo, Louis cade scendendo da un omnibus (autobus vittoriano ndr) e resta in coma per due settimane.
Nel 1915 la sorella Caroline muore per l’influenza, mentre sua sorella Mary viene ricoverata in manicomio. Nel 1924 Louis viene dichiarato pazzo e ricoverato in un ospedale psichiatrico londinese.
La notizia del ricovero suscita scalpore e mobilita personaggi famosi, tra cui lo scrittore H. G. Wells, che lancia un appello pubblico in suo favore. Wain viene così trasferito in una struttura migliore, dove continua a disegnare fino alla morte.
Proprio le opere realizzate durante il ricovero contribuiscono a costruire il mito dell’artista. Alcuni suoi disegni presentano colori accesissimi, motivi geometrici e composizioni sempre più astratte, diventando addirittura psichedelici. Per decenni queste immagini vengono usate nei manuali di psichiatria come esempio del deterioramento mentale associato alla schizofrenia.
Negli ultimi anni, però, molti studiosi mettono in dubbio questa interpretazione. Alcuni ritengono che Wain soffrisse invece di una forma di autismo o sindrome di Asperger. Altri sostengono che la celebre sequenza dei suoi disegni sia stata costruita dopo la sua morte e non rappresenti davvero un progressivo declino psicotico.
L’eredità di Louis Wain
Oggi Louis Wain è considerato uno degli artisti più originali della cultura visiva britannica. Le sue opere sono ricercate dai collezionisti e continuano a influenzare illustratori, fumettisti e artisti contemporanei. Lo scrittore H. G. Wells disse di lui: «ha inventato un intero mondo di gatti».
Nel 2021 la sua vita torna al centro dell’attenzione grazie al film The Electrical Life of Louis Wain, interpretato da Benedict Cumberbatch.
A più di un secolo di distanza, i gatti sorridenti di Louis Wain continuano a sembrare sorprendentemente moderni: ironici, eccentrici e profondamente umani, specchio della complessità della società in cui viviamo e dell’animo di chi sa guardare oltre, cogliendo la bellezza insita nel mondo.