Riforma Disabilità: crollano le domande di invalidità
Di Bachisio Zolo
A parlare sono i numeri: la riforma sulla Disabilità introdotta nel 2024 dal Governo Meloni con decreto legislativo vede crollare le domande di invalidità dei cittadini. Forse che la disabilità in Italia sia in fase calante? Si guardino i numeri. Le domande previdenziali di invalidità e inabilità scendono del 13,1 per cento così come diminuiscono del 12,1 per cento le domande accolte e del 12,9 per cento le pratiche definite.
I numeri mostrerebbero tutte le criticità della riforma. Quali? Intanto la carenza di Commissioni Inps così come di medici di medicina legale. Poi ci sono i costi elevati dei certificati introduttivi, la riduzione del ruolo dei Patronati nella fase iniziale delle procedure e la continua stratificazione normativa. Tutto questo produce ritardi, confusione e incertezza proprio verso quelle persone che ne hanno più bisogno.
In più: i costi della mancata accettazione della domanda di invalidità ricadono tutti sul richiedente. Quindi, ai costi necessari per sostenere la domanda, si paventa anche quello, nel caso venisse respinta la domanda, di dover sopportare ulteriori spese.
In teoria, la riforma doveva semplificare il processo di accertamento dell’invalidità. In realtà è diventata una sorta di corsa a ostacoli sia per i cittadini e le cittadine sia per gli operatori che quel processo si trovano a dover seguire.
A dirla tutta: la riforma sembra riuscita nel far diminuire il numero complessivo delle persone a cui si riconosce l’invalidità e quindi il diritto a percepire una indennità o pensione. In molti infatti rinunciano a presentare la domanda visti i tempi della procedura allungati e l’aumento delle domande rigettate.
I dati
Finora i dati a disposizione mostrano criticità sempre più evidenti non solo sul versante del riconoscimento della condizione di disabilità e dell’invalidità civile, ma anche sulle prestazioni d’invalidità e inabilità erogate dall’Inps.La riforma sulla disabilità è stata sperimentata nel 2025 in venti province italiane e nel 2026 è stata allargata a quaranta. I numeri vanno quindi letti in un’ottica parziale e bisognerà attendere quindi nel 2027 quando la riforma terminerà la fase sperimentale ed entrerà a pieno regime su tutto il territorio nazionale.
Gli effetti
Potenzialmente si assiste a una riduzione di circa 25.447 domande annue di invalidità e inabilità previdenziale rispetto alle attuali 194.251 domande presentate ogni anno.
Nelle quaranta Province dove si sta effettuando la sperimentazione sono state accolte -12,1 per cento delle domande, respinte -16,1 per cento, definite -12,9 per cento e pervenute -13,1 per cento. Nelle Province non soggette alla riforma sono state accolte -2,8 per cento delle domande, respinte -5,5 per cento, definite -1,9 per cento, pervenute +1,0 per cento. Nel computo totale nazionale sono state accolte -3,8 per cento delle domande, respinte -6,6 per cento, definite -3,0 per cento, pervenute -0,5 per cento.