Disabilità, quello che la mamma non ti ha detto
Di Rossella Boette
Il libro di Sabrina Francavilla, “I luoghi della discriminazione-quello che una persona con disabilità non deve sopportare”, non racconta episodi di discriminazione, ma cerca di capire dove nascono quei meccanismi culturali e sociali capaci di limitare ancora oggi, il pieno riconoscimento delle persone con disabilità.
Francavilla, laureata in filosofia e attivista per i diritti delle persone con disabilità, affronta il tema senza fermarsi alla sua storia personale, utilizzandola unicamente come spunto di riflessione.
I temi centrali
Il libro di Sabrina cerca di capire prima di tutto l’origine della discriminazione e l’autrice racconta il punto di partenza. «Mi sono chiesta, come mai nonostante i progressi compiuti sul piano dei diritti, diverse forme di discriminazione continuano ad accadere nella vita quotidiana»-riflette Francavilla, «e mi sono resa conto che non dipendono da comportamenti ostili, ma da atteggiamenti che consideriamo normali. Ho sentito quindi, l’esigenza di raccontare questi meccanismi».
Quali le barriere sociali e non, che preoccupano l’autrice? «Tutti quei contesti in cui la persona costruisce la propria vita, quindi famiglia, scuola. lavoro e relazioni quotidiane» spiega, «ma soprattutto sulla famiglia, in teoria luogo di accoglienza e libertà. Eppure proprio in questo contesto nascono limitazioni legate al pensiero di proteggere, limitando però l’autonomia. Sono dinamiche difficili da sradicare perché sono mascherate dall’affetto».
Nel suo libro, Sabrina parla di come la discriminazione non nasce quasi mai dall’ostilità. «Siamo portati a pensare che se un gesto è nato da una buona intenzione, allora non è discriminatorio» sottolinea l’autrice, «però quando la protezione si trasforma nell’abitudine di decidere al posto dell’altro, dando per scontato di sapere quale sia la scelta migliore, si rischia di limitare la libertà della persona».
L’importanza del linguaggio
L’autrice spiega quanto vale il peso delle parole e di quanto riflettano il modo in cui concepiamo le persone. «Le parole hanno un peso enorme, tuttavia non credo basti sostituire un termine con un altro per cambiare la realtà» sottolinea ancora Francavilla, «e il linguaggio è importante nel momento in cui accompagna un’evoluzione culturale, altrimenti è solo un esercizio formale».
La formazione Filosofica dell’autrice percorre tutto il libro. «La filosofia mi ha insegnato a non fermarmi ai fenomeni, ma a cercare le cause profonde» rivela l’autrice del libro, «e la disabilità non riguarda solo la salute o la condizione individuale, interroga il nostro modo di pensare alla persona, alla libertà e alla dignità, questo è il messaggio che ha caratterizzato il mio libro».
Il messaggio più importante
«Mi piacerebbe, una volta terminata la lettura, che le persone imparassero davvero a riconoscere la discriminazione anche nelle sue forme più sottili» conclude Francavilla, «e questo non per alimentare sensi di colpa, ma per aumentare la consapevolezza. Credo che ogni cambiamento culturale inizi dalla capacità di osservare azioni quotidiane con occhi diversi».