No, ai turni di notte per chi assiste una persona con disabilità
Di Giuseppe Giuliani
Una recente decisione della Corte di Cassazione (Ordinanza n. 20229 del 16 giugno 2026), ha stabilito che un lavoratore può ottenere l’esonero dai turni di notte anche se la persona che assiste non risulta inquadrata come disabile grave (articolo 3, comma 3, della Legge n.104 del 1992). L’esonero, insomma, può spettare anche quando la disabilità è riconosciuta nella forma ordinaria prevista dalla Legge 104.
L’interpretazione della norma
La discussione verteva intorno all’interpretazione della norma che definisce le condizioni per essere esclusi dal lavoro notturno. Al riguardo, la Cassazione ha scelto la strada dell’interpretazione più ampia per stabilire che quanto previsto dall’articolo 11 del Decreto Legislativo n. 66 del 2003 vale per i lavoratori che abbiano in famiglia un soggetto disabile, secondo quanto previsto dalla Legge 104. Senza quantificazione della gravità della disabilità.
Il ruolo del caregiver
Il caregiver deve occuparsi dell’organizzazione delle cure, dell’assistenza e di tutte le incombenze che la persona assistita non può più compiere autonomamente. Il suo ruolo comporta la necessità di gestire i vari impegni tenendo conto di questo compito. Tra questi impegni figura anche il lavoro.
Il lavoratore notturno
Si definisce tale colui che svolge la propria mansione per almeno sette ore consecutive di cui almeno tre ore tra la mezzanotte e le cinque del mattino per almeno ottanta giorni all’anno.
Cosa dice la Legge 104
Il primo comma dell’articolo definisce la persona con disabilità. Il comma 3 si occupa, invece, della situazione di gravità e stabilisce in quali casi la persona ha una riduzione dell’autonomia tale per cui occorre un intervento assistenziale permanente e continuativo.
La distinzione ha una rilevanza perché i benefici previsti dalla normativa dipendono anche dalla gravità della disabilità. Secondo i giudici della Cassazione, se il beneficio fosse collegato a una particolare gravità, sarebbe esplicitato.
Un esempio pratico in questo senso è dato dai permessi di lavoro retribuiti, dai congedi straordinari o dalle garanzie contro il trasferimento del lavoratore.
Le conseguenze
Quindi, il lavoratore che convive con un familiare con disabilità può chiedere di essere escluso dai turni di notte. L’unica verifica riguarda l’esistenza di un rapporto di assistenza effettivo e il familiare deve rientrare nella tutela della Legge 104.
Le scelte aziendali devono muoversi tra esigenze produttive e diritti dei lavoratori e in quest’ottica i turni di notte possono rappresentare un ostacolo per chi si occupa della gestione di una persona con disabilità.
Le eventuali sanzioni
Il datore di lavoro che non rispetta il diritto del lavoratore all’esonero dai turni di notte può essere punito con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 516 a 2582 euro.