Il caldo mette alla prova il corpo e il cervello
Di Vito Fiori
«Oggi fa troppo caldo anche solo per pensare». Un’espressione che, durante le ondate di calore, ricorre spesso nei dialoghi quotidiani. Non è semplicemente un luogo comune: la ricerca scientifica conferma che le temperature elevate possono compromettere le capacità cognitive. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista PlosS Climate, il caldo estremo riduce attenzione, memoria e capacità decisionale, mostrando come il cambiamento climatico rappresenti una minaccia non solo per il cuore e l’organismo, ma anche per il cervello.
Attenzione e memoria in calo
Quando la temperatura supera una certa soglia, il cervello sembra entrare in una sorta di modalità di risparmio energetico. «Diminuiscono attenzione, memoria, capacità di concentrazione e velocità decisionale», spiegano i ricercatori. La ragione è fisiologica. «Quando il corpo è impegnato a raffreddarsi, una parte delle risorse viene destinata alla termoregolazione», spiega Kimberly Meidenbauer, neuroscienziata cognitiva e ambientale della Washington State University, che da anni studia gli effetti del caldo sul cervello e sul comportamento umano.
Il meccanismo ricorda quello dei computer: quando il processore si surriscalda, le prestazioni vengono automaticamente ridotte per evitare danni. Allo stesso modo, il cervello dispone di meno energia da dedicare ai processi cognitivi più complessi.
Negli ultimi anni diversi studi hanno dimostrato che il fenomeno riguarda anche le persone giovani e in buona salute. Tra i più citati, un esperimento della Harvard T.H. Chan School of Public Health: durante un’ondata di calore a Boston ha monitorato le prestazioni cognitive di un gruppo di studenti universitari. Chi dormiva in edifici privi di aria condizionata impiegava più tempo a completare i test cognitivi e commetteva un numero maggiore di errori rispetto agli studenti che riposavano in ambienti climatizzati. «Sono bastati pochi giorni di caldo intenso per osservare un calo misurabile delle prestazioni», osserva Meidenbauer.
Perché il caldo “ruba” energie al cervello
Pur rappresentando soltanto il 2 per cento del peso corporeo, il cervello consuma circa il 20 per cento dell’energia disponibile. Quando le temperature aumentano, però, l’organismo deve concentrare gran parte delle proprie risorse nella dispersione del calore: aumenta la sudorazione, cresce il flusso di sangue verso la pelle e il sistema cardiovascolare lavora di più per mantenere stabile la temperatura corporea. Questo grande dispendio energetico lascia meno risorse disponibili alle funzioni cognitive. Gli studi mostrano che le capacità più penalizzate sono l’attenzione, la memoria, la velocità di elaborazione delle informazioni e le cosiddette funzioni esecutive, cioè quelle che consentono di pianificare, prendere decisioni e controllare gli impulsi. In sintesi, con il caldo si diventa più lenti, più distratti e più inclini agli errori.
A peggiorare il quadro contribuiscono anche la disidratazione e la mancanza di sonno. Le ricerche di neuroimaging indicano che, in condizioni di disidratazione, il cervello deve attivare un numero maggiore di aree anche per svolgere compiti relativamente semplici, come se fosse costretto a lavorare “fuori giri” per mantenere le stesse prestazioni.
Anche il riposo notturno risente delle alte temperature. Durante le notti più afose si può perdere fino a un’ora di sonno, con effetti che si riflettono sulla concentrazione e sulla lucidità il giorno successivo. Inoltre, il caldo rappresenta uno stress fisiologico che aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, amplificando la sensazione di affaticamento.
Non solo concentrazione: cambia anche l’umore
Gli effetti del caldo non si limitano alle prestazioni cognitive. Crescono le evidenze che collegano le alte temperature anche a un peggioramento della salute mentale. Secondo l’American Psychological Association, durante i periodi di caldo estremo aumentano irritabilità, ansia, aggressività e vulnerabilità emotiva. Uno studio del King’s College London ha rilevato che, durante le recenti ondate di calore nel Regno Unito, l’utilizzo dei servizi di salute mentale è aumentato di circa il 7 per cento, mentre i ricoveri per episodi psicotici sono cresciuti del 66 per cento, soprattutto tra le persone più vulnerabili.
Il caldo sembra infatti agire come un ulteriore fattore di stress su un cervello già sotto pressione. Tra le possibili spiegazioni, alterazioni dei neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore, effetti aggravati dalla disidratazione e dalla riduzione della qualità del sonno.
Una nuova sfida del cambiamento climatico
Il cambiamento climatico è già riconosciuto come una delle principali minacce per la salute globale. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che tra il 2030 e il 2050 provocherà oltre 250 mila decessi aggiuntivi ogni anno a causa di malnutrizione, malaria, diarrea e stress da calore. In Europa, le alte temperature rappresentano da qualche anno il fenomeno meteorologico più letale.
Le neuroscienze aggiungono oggi un nuovo elemento a questo scenario: il caldo estremo non mette a rischio soltanto cuore, polmoni e reni, ma incide direttamente anche sul funzionamento del cervello. Comprendere questi effetti sarà fondamentale per progettare città più resilienti, organizzare ambienti di lavoro più sicuri e sviluppare politiche sanitarie adeguate a un clima sempre più caldo. «Sappiamo che le ondate di calore diventeranno più frequenti e intense», conclude Meidenbauer. «Per questo è fondamentale comprenderne pienamente gli effetti sul cervello, così da individuare strategie efficaci per limitarne le conseguenze».