Il caffè? fa bene anche al microbiota
Di Vito Fiori
Per il microbiota intestinale, una tazzina di caffè potrebbe avere effetti simili a quelli di un piatto di verdure. Lo suggeriscono alcune recenti ricerche, secondo le quali il caffè favorisce la crescita di un batterio benefico capace di produrre butirrato, una sostanza antinfiammatoria che svolge un ruolo fondamentale nella salute dell’intestino. Lo stesso composto viene prodotto anche dai microrganismi che si nutrono delle fibre contenute in alimenti come spinaci, mele e legumi. Insomma, i cosiddetti batteri “buoni” del nostro intestino non apprezzano soltanto i vegetali: sembrano gradire anche l’espresso.
Il legame tra caffè e microbiota
«Quando abbiamo analizzato il microbiota di 28mila persone, ci siamo accorti che il caffè era l’alimento con l’associazione più forte ai cambiamenti della flora intestinale», racconta Tim Spector, professore di Epidemiologia genetica al King’s College di Londra, nel libro I fermenti che ci fanno bene (Bollati Boringhieri).
Il risultato ha sorpreso gli stessi ricercatori. «Bastava misurare una sola specie batterica per capire se una persona beveva caffè oppure no», spiega Spector. Quel microrganismo è il Lawsonibacter, un batterio ancora poco conosciuto che, stando a uno studio pubblicato su Nature Microbiology nel 2024, è presente nei consumatori abituali di caffè in quantità da quattro a otto volte superiori rispetto a chi non lo beve. Nei neonati è assente e, per gli studiosi, potrebbe diffondersi tra le persone attraverso il contatto con chi consuma regolarmente caffè.
Il ruolo del Lawsonibacter
L’interesse per questo batterio dipende soprattutto da ciò che produce. Il Lawsonibacter, infatti, sintetizza butirrato, un acido grasso a catena corta che rappresenta la principale fonte di energia per le cellule che rivestono l’intestino.
Il butirrato aiuta a mantenere integra la barriera intestinale, impedendo il passaggio nel sangue di tossine e microrganismi potenzialmente dannosi. Inoltre esercita un’azione antinfiammatoria, contribuisce a regolare la risposta del sistema immunitario e migliora la sensibilità all’insulina, con possibili ricadute positive anche sul controllo del peso corporeo.
Non è merito della caffeina
L’effetto sembra essere indipendente dalla caffeina. Anche il caffè decaffeinato, infatti, favorisce la crescita del Lawsonibacter, suggerendo che i principali responsabili siano i polifenoli presenti nella bevanda, in particolare i derivati dell’acido caffeico e dell’acido chinico.
È chiaro comunque che il caffè non sostituisce una dieta ricca di frutta, verdura e legumi, che restano la fonte principale di fibre indispensabili per nutrire il microbiota. Ma le nuove evidenze aggiungono un motivo in più per gustare la tradizionale tazzina: oltre a darci energia, potrebbe contribuire anche all’equilibrio dei batteri che proteggono il nostro intestino.