Logo Ierfop
Logo Cittadinanza Sociale News
Logo Regione Sardegna

Prevenzione sanitaria? Non per gli italiani

Di Giuseppe Giuliani

medicoGli italiani sono consapevoli dell’importanza della prevenzione, ma nonostante questo, meno della metà di loro fa le visite preventive e più del 20 per cento inizia a curarsi solo quando sta male. La contraddizione tra consapevolezza e azione emerge da una ricerca compiuta dall’Osservatorio Sanità di UniSalute.

Chi effettua regolarmente gli accertamenti lo fa soprattutto per iniziativa personale (31 per cento), oppure grazie a esami gratuiti svolti attraverso programmi di screening regionali o statali.

L’indagine

L’indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, realizzata da Nomisma, riguarda un campione di 1.300 intervistati rappresentativi della popolazione nazionale. Ciò che emerge è il divario tra la consapevolezza dell’importanza dei controlli e i comportamenti reali. Mancanza di tempo, costi e lunghe attese sono le cause principali della situazione.

I dati

Dalla ricerca emerge come il 96 per cento di coloro che hanno risposto, considera importante la prevenzione, ma solo il 48 per cento fa visite anche in assenza di sintomi. Il 28 per cento si rivolge al medico solo in presenza di un disturbo e il 22 per cento solo quando ha una malattia. Eppure, soltanto il 53 per cento degli italiani ritiene di essere in buono stato di salute.

Altro capitolo è quello che riguarda la frequenza con la quale gli italiani si sottopongono a esami: quasi uno su cinque (19 per cento) non ha mai fatto un elettrocardiogramma o una visita cardiologica, mentre il 44 per cento non ha mai effettuato una visita dermatologica per la mappatura dei nei.

Per quanto riguarda le donne, il 39 per cento non è andata dal ginecologo nell’ultimo anno e il 28 per cento non si sottopone a un pap test da almeno tre anni.

Le cause

Il 35 per cento degli intervistati indica i costi delle visite come principale motivo della rinuncia, il 34 segnala la mancanza di tempo e il 33 i tempi di attesa troppo lunghi. Quest’ultimo problema riguarda soprattutto il servizio pubblico: il 43 per cento degli intervistati dice di aver fatto ricorso al privato, anche in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, per le visite di controllo negli ultimi due o tre anni.

Interventi per migliorare la situazione

Le risposte degli intervistati dicono che c’è ancora uno scarso utilizzo dei pacchetti di prevenzione del welfare aziendale e delle polizze assicurative. Lavorare in questa direzione può essere una delle risposte necessarie. Si tratta di due opzioni utilizzate rispettivamente solo dall’undici e dall’otto per cento degli intervistati.

Le alternative

Ci sono poi coloro che si affidano a uno stile di vita appropriato come “medicina” complementare: il 53 per cento segue un’alimentazione sana, il 45 per cento limita i comportamenti a rischio come fumo e alcol e il 38 per cento pratica attività sportiva regolarmente.

Lascia un commento