Diritto alla riparazione: l’Ue stila nuove regole per smartphone ed elettrodomestici, ma l’Italia resta indietro
Di Roberta Gatto
Se un prodotto è tecnicamente riparabile, il consumatore non deve essere costretto a sostituirlo. È quanto decretato nella nuova disciplina europea 2024/1799, pubblicata nel 2024 e da applicare negli Stati membri dal 31 luglio 2026. Le nuove regole obbligano i produttori a offrire la riparazione entro tempi ragionevoli e a un prezzo che non scoraggi l’intervento.
Cosa cambia
Le nuove regole Ue sulle riparazioni riguardano beni come smartphone, tablet, lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, aspirapolvere, televisori e altri prodotti per i quali l’Ue ha già previsto requisiti di riparabilità. Anche dopo la scadenza della garanzia legale, il produttore dovrà riparare l’oggetto, salvo impossibilità tecnica. Per i prodotti ancora in garanzia, invece, la scelta della riparazione porterà un’estensione di dodici mesi.
Informazioni più trasparenti
Una delle novità più concrete è il modulo europeo di informazioni sulla riparazione. Prima dell’intervento, il riparatore dovrà indicare in modo chiaro il tipo di guasto, il costo, i tempi previsti e l’eventuale disponibilità di un prodotto sostitutivo. Il preventivo resterà valido per trenta giorni, così da permettere al cliente di confrontare più offerte.
Il nodo cruciale resta però il costo della riparazione. La direttiva parla di prezzo ragionevole, ma non fissa soglie precise. L’efficacia della riforma dipenderà quindi da come produttori, autorità nazionali e mercato interpreteranno quel limite: una riparazione disponibile, ma costosa quasi quanto un prodotto nuovo, rischia infatti di risultare inutile ai fini della scelta.
L’Italia e la riforma
Nel nostro Paese il recepimento passa da una modifica del Codice del Consumo. Lo schema di decreto legislativo è stato esaminato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 2 luglio 2026 e trasmesso alle Camere il 9 luglio. Alla scadenza europea, però, l’iter non risulta ancora concluso: mancano infatti il parere parlamentare, il via libera definitivo del Governo e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Per i consumatori italiani, dunque, il diritto alla riparazione entra in una fase di attesa. L’obiettivo però non cambia: rendere più facile aggiustare ciò che si rompe e ridurre sprechi e rifiuti elettronici.