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Da “Care-giver” a “Curacari”: così la parola italiana per definire l’assistenza a un famigliare entra nella Treccani

Di Roberta Gatto

caregiverCuracarientra nella Treccani come neologismo e parola d’autore per definire chi assiste un famigliare con disabilità grave. Il termine, creato da Flavio Pagano, giornalista e scrittore napoletano, indica chi assiste una persona cara non autosufficiente, anziana, malata o affetta da una patologia cronica. Una parola semplice, italiana, pensata per sostituire l’anglicismo “care-giver” e creata per dare maggiore valore umano e sociale a chi, ogni giorno, si prende cura di un congiunto.

Le origini del termine

Pagano racconta di aver immaginato il termine durante i dieci anni trascorsi accanto alla madre malata di Alzheimer. Durante quel periodo, ha infatti compreso di non stare semplicemente prestando assistenza, ma di “curare una persona cara”. Da qui l’idea di “curacari”, parola che unisce la cura al legame affettivo con chi si ama, una persona cara, appunto.

In questo senso, la parola coniata da Pagano racchiude una sfumatura di significato assente nel termine inglese: “Care-giver” significa infatti “chi presta cura”, senza alcun riferimento al legame affettivo.

Dal vissuto personale al riconoscimento della Treccani

Il termine si è progressivamente diffuso in pubblicazioni, associazioni, centri di assistenza e realtà impegnate nel campo delle demenze, fino a ottenere il riconoscimento della Treccani.

Ora, l’Enciclopedia ne conferma l’ingresso nel lessico italiano, valorizzando una parola in grado di descrivere non soltanto un compito, ma anche una relazione fatta di responsabilità, presenza e amore.

Un ruolo ancora poco riconosciuto

In Italia i familiari che si prendono cura di persone fragili sono oltre cinque milioni, in gran parte donne. Le persone con decadimento cognitivo sono circa 1,2 milioni. Dai numeri emerge quindi come il tema dell’assistenza familiare riguardi una parte significativa del Paese e quanto sia urgente rafforzare tutele, servizi e risorse per chi svolge ogni giorno questo compito.

Per Pagano, che ha perso la madre nel 2017, la parola “curacari” è anche un invito a guardare con più attenzione a chi resta accanto alle persone non autosufficienti. Il recente premio Asi per la cultura, da lui dedicato proprio ai curacari, diventa così un riconoscimento simbolico a chi, ogni giorno, trasforma la cura in responsabilità, dedizione e amore per i propri congiunti.

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