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Emma Groves (1920 – 2007) si è sempre battuta affinché ciò che è accaduto a lei non capitasse a nessun altro

Di Roberta Gatto

attivisti«Avevo quattro verdi campi, e ognuno era un gioiello.

Finché non vennero gli stranieri e tentarono di prendermeli.

Avevo dei figli belli e forti.

Combatterono per salvare i miei gioielli.

Hanno combattuto e sono morti».

È il 4 novembre 1971 e da una delle case della parte ovest di Belfast si diffonde la musica scritta da Tommy Makem nel 1967, “Four green fields”, una canzone di protesta contro l’occupazione britannica. Sono le nove del mattino e la casa è quella di Emma Groves, una donna di 51 anni, moglie e madre di 11 figli. L’abitazione si trova in Andersonstown, un sobborgo cattolico nella zona occidentale della città, dove cattolici e protestanti vivono divisi da un muro.

Gli anni sono quelli dei Troubles, il conflitto nord-irlandese tra i cattolici nazionalisti repubblicani, organizzati in gruppi paramilitari come l’Ira (Irish Republic Army) e i protestanti lealisti dell’Ulster, appoggiati dal Governo britannico.

L’incidente

Emma Groves si trova nel suo soggiorno mentre l’esercito britannico perquisisce le case dei suoi vicini. Come segno di protesta, Emma accende il suo giradischi, mette su la ballata ” Four Green Fields ” e alza il volume. A un tratto, Emma si volta verso la finestra. È un attimo. Un soldato britannico, a una distanza di circa sette metri e mezzo, spara un proiettile di gomma attraverso la finestra. Emma viene colpita in piena faccia. Il proiettile le lesiona gravemente entrambi gli occhi e i medici sono costretti ad asportarglieli. Emma rimane cieca a vita.

Dopo l’incidente

La notizia della perdita della vista viene data a Emma da Madre Teresa di Calcutta , in visita a Belfast in quel momento. Soltanto nel 1973, l’esercito britannico le offre un risarcimento di 35mila sterline. Tuttavia, il soldato coinvolto non è mai stato incriminato. «Emma è riuscita a perdonare il membro del Parachute Regiment che le aveva sparato» spiega il giornalista del “The Anglo – Celt” Damian McCarney, «sebbene non lo abbia mai incontrato».

Una volta guarita, Emma lancia una campagna contro l’uso indiscriminato di proiettili di plastica da parte delle forze di sicurezza britanniche e nordirlandesi. Durante i Troubles vengono sparati circa 125mila proiettili di gomma e plastica, causando diversi morti e decine di feriti gravi.

Emma è sempre più amareggiata. La goccia che fa traboccare il vaso arriva nell’agosto del 1984, quando un giovane padre di Belfast, John Downes, viene ucciso da un proiettile di gomma o plastica, dopo essere stato colpito al petto. Emma si unisce allora all’amica Clara Reilly e a Jim McCabe, la cui moglie Nora morì nel 1981 dopo essere stata colpita alla nuca da un proiettile di plastica. Insieme fondano un gruppo chiamato United Campaign Against Plastic Bullets (Ucapb). Il gruppo porta la questione all’attenzione del governo britannico e dei media, organizzando picchetti davanti alle fabbriche che producono armi antisommossa. Emma si batte anche per portare in giudizio singoli soldati e agenti di polizia per l’uso irresponsabile di proiettili di gomma.

Nonostante l’età avanzata, nella seconda metà degli anni Ottanta comincia a viaggiare in Europa e negli Stati Uniti, conducendo una campagna di successo contro le armi antisommossa. Emma convince infatti un’azienda americana a interrompere la produzione di proiettili di plastica. Nel 2005, il Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord (Psni) annuncia la fine dell’uso di proiettili di plastica da parte delle sue squadre antisommossa. Emma trascorre gli ultimi anni della sua vita in una casa di cura a Belfast, prima di spegnersi nell’aprile del 2007, all’età di 86 anni.

«La sua disabilità» raccontano i nipoti «non le ha impedito di vivere appieno. Anche per i pronipoti più piccoli era semplicemente “nonna”: non la vedevamo come una persona cieca o disabile». «Era un esempio per tutti», dice il nipote Bill Groves, «se si pensa a ciò che ha dovuto affrontare e a come lo ha gestito. Trasmetteva sempre positività e credo che abbia contribuito a forgiare molti di noi».

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