Lavoro in estate, quando ci si può fermare per il caldo?
Di Roberta Gatto
Il caldo diventa rischio professionale, non più solo emergenza meteo. Nell’estate 2026, le ondate di calore estremo hanno prodotto la mappa di divieti più ampia mai vista in Italia: ordinanze regionali, protocolli aziendali e nuove deroghe alla cassa integrazione mirano a proteggere chi opera sotto il sole. Il sistema, però, resta frammentato: più tutele per dipendenti di edilizia, agricoltura, cave, logistica e florovivaismo; meno garanzie per autonomi e ciclofattorini, che in alcuni casi devono fermarsi senza essere pagati.
La legge sullo stop
In Italia, non esiste una soglia unica nazionale oltre la quale il lavoro si interrompe automaticamente. La norma è il protocollo quadro sulle emergenze climatiche, firmato al ministero del Lavoro nel 2025 e recepito dal decreto ministeriale 95/2025. Alle aziende si impone di inserire il rischio termico nella valutazione dei rischi e di programmare misure preventive: acqua, pause, ombra, dispositivi adeguati e rimodulazione dei turni.
Cosa fa scattare il divieto
Il riferimento per il fermo non sono solo i gradi segnati dal termometro. Le ordinanze richiamano la piattaforma Worklimate di Inail e Cnr, che stima il rischio in base a mansione, intensità dello sforzo, esposizione al sole e condizioni locali, in genere con rilevazione delle ore 12. Lo stop scatta solo dove e quando il rischio è indicato come alto per lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa.
Le Regioni che hanno adottato provvedimenti sono almeno sedici: Lazio, Toscana, Liguria, Piemonte, Puglia, Umbria, Emilia-Romagna, Abruzzo, Lombardia, Calabria, Sicilia, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Campania e Marche.
A sorpresa, la Sardegna risulta assente
La fascia più presente per lo stop è dalle 12.30 alle 16. Cambiano invece durata e settori: la Lombardia copre edilizia, cave, agricoltura e florovivaismo fino al 23 settembre; l’Emilia-Romagna arriva al 15 settembre e include anche cave e rider; il Lazio aggiunge logistica di piazzale e consegne urbane con bici o mezzi a due ruote.
Multe e compensi
Chi viola le ordinanze può rispondere dell’articolo 650 del Codice penale: il rischio riguarda datori di lavoro e preposti che non sospendono le attività vietate. Sul piano economico, il decreto legge 107/2026 rafforza poi gli ammortizzatori per emergenza climatica: dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 la cassa integrazione ordinaria per caldo, nei settori edile, lapideo e delle escavazioni non va a intaccare il limite massimo ordinario di 52 settimane, con esonero dal contributo addizionale.
L’inclusione dei rider (chi fa consegne a domicilio n.d.r.) è una novità importante, ma evidenzia anche un problema: se lo stop è obbligatorio ma il compenso dipende dal numero di consegne effettuate, la tutela può tradursi in perdita di reddito. Per questo il caldo record è diventato anche terreno di mobilitazione sindacale. La domanda, ora, è se l’Italia riuscirà a trasformare ordinanze stagionali e deroghe temporanee in una normativa stabile, diffusa su tutte le regioni e uguale per tutti i lavoratori esposti.