“Sapori di Lunga Vita” di Roberto Pili presentato a Nora
Di Vito Fiori
Il percorso intrapreso da Roberto Pili, medico, presidente di Ierfop e della Comunità Mondiale della Longevità, non poteva non approdare a questo “Sapori di Lunga Vita” (per acquistarlo, https://www.saribs.it/scheda.asp?id=SBS-979-12-80927-34-7&ver=it¤cy=eur) . Un libro, come spiega il sottotitolo “ricette, racconti e segreti dalla Sardegna della longevità”, che contiene la sintesi di un lavoro ultratrentennale sul campo. Cioè, sugli anziani, sull’invecchiamento attivo e in salute, concetti che Pili ha avuto modo di illustrare in altri interessanti volumi sul tema. Stavolta, però, l’autore ha voluto soffermarsi su un angolo della nostra isola: la laguna di Santa Gilla. È qui che nascono le basi della “Dieta sarda mediterranea”, grazie a un ecosistema unico che ha scritto la storia politica (Cagliari centro del Giudicato), commerciale e alimentare del territorio. Il libro è stato presentato nella suggestiva cornice del Parco archeologico di Nora davanti a un pubblico attento, molti i turisti, che ha mostrato di apprezzare l’argomento. Non c’erano dubbi, considerato come la Sardegna sia una delle cinque Blue Zone del mondo, con un altissimo tasso di centenari rispetto alla popolazione.
«Questo libro» spiega Roberto Pili, «è un viaggio attraverso il rapporto profondo che unisce alimentazione, cultura, territorio e qualità della vita. Le preparazioni tradizionali diventano il punto di partenza per raccontare una Sardegna nella quale il cibo ha rappresentato, per generazioni, molto più di una necessità: un linguaggio familiare, un rito collettivo, uno strumento di socialità e una forma concreta di trasmissione del sapere».
Il volume si concentra sulla Sardegna meridionale e sulle comunità che si affacciano intorno alla laguna di Santa Gilla: Cagliari, Uta, Elmas Capoterra e Assemini – con una particolare attenzione a quest’ultima cittadina, alle sue storie e alla sua tradizione gastronomica.
Pili ricostruisce il sistema umano e sociale che esisteva intorno al cibo: il lavoro quotidiano, il movimento, la convivialità, il rapporto con l’ambiente, la moderazione e il ruolo fondamentale delle relazioni.
«La longevità, nella prospettiva indicata dal volume, non dipende da un alimento miracoloso né da una formula da applicare meccanicamente. Nasce dall’incontro fra diversi fattori: alimentazione equilibrata, attività fisica naturale, legami familiari, partecipazione alla vita della comunità, capacità di adattamento e percezione di avere ancora un ruolo all’interno della società. Il libro mette così in discussione una delle convinzioni più diffuse del nostro tempo: l’idea che sia possibile acquistare il benessere attraverso un singolo prodotto, un integratore o una dieta alla moda».
«I segreti della lunga vita sarda» continua Pili, «si trovano anche nella continuità delle abitudini, nella semplicità degli ingredienti, nel valore attribuito al tempo, nella condivisione dei pasti e nella presenza degli anziani all’interno della comunità». Ed ecco la risposta con le ricette del territorio. Dall’utilizzo di ogni parte dell’animale prescelto per l’alimentazione della famiglia, perché non si doveva “buttare” nulla, all’impiego di erbe ed essenze raccolte intorno allo specchio d’acqua, vero centro della vita. «Non abbiamo mai mangiato per mangiare, abbiamo sempre mangiato per vivere», dicono ancora gli anziani, e non è uno slogan.
Le ricette sono il frutto del lavoro di ricerca svolto dallo chef Aurelio Piano, sintesi della tradizione orale, patrimonio di ogni famiglia e di ogni comunità dell’isola. Scrive l’autore: «questo lavoro è un atto dovuto per restituire dignità a un territorio spesso dimenticato, per riportare alla luce ricette semplici e allo stesso tempo straordinarie, per collegare la cucina di Santa Gilla alla più ampia Dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità». Nel chiudere il libro, Roberto Pili osserva: «quando si arriva alla fine, ci si accorge che non si è arrivati da nessuna parte. Anzi, meglio, si è arrivati allo stesso punto di partenza. Ma il nostro sguardo è mutato».