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Ministero della Difesa condannato dal Tar

Di Rossella Boette

guerraIl ministero della Difesa italiano condannato dal Tar per non aver applicato le misure di prevenzione verso i militari impegnati nelle missioni all’estero. La sentenza è stata emessa successivamente alla denuncia del carabiniere Cesare Salvo che aveva sviluppato un tumore a soli 34 anni, successivamente a varie missioni all’estero. Per anni il carabiniere Cesare Salvo ha servito in Kosovo, Etiopia, Eritrea e Albania e nella sentenza emessa dal Tar, il ministero della Difesa non ha dimostrato l’applicazione delle necessarie misure di protezione.

La storia

Aveva solo 34 anni quando la vita del carabiniere Cesare Salvo è cambiata a causa della diagnosi di tumore. Militare dell’arma dei carabinieri aveva alle spalle tre missioni all’estero. Da luglio 2006, con l’arrivo della diagnosi, sono arrivati interventi chirurgici, cinque cicli di chemioterapia, ma soprattutto, la paura di non sopravvivere.

A 20 anni dalla diagnosi, il Tar Sardegna ha ora riconosciuto la responsabilità del ministero della Difesa per il tumore che lo ha colpito, disponendo così, il risarcimento danni.

La sentenza

Al centro della sentenza emergono le condizioni nelle quali l’uomo ha prestato servizio ed è stato accertato il fatto che Cesare Salvo sia stato mandato in zone caratterizzate dall’utilizzo di armamenti all’uranio impoverito, nonché dalla presenza di ordigni bellici pesanti. È stato rilevato anche come il militare abbia operato senza mezzi di protezione adeguati e senza misure di prevenzione necessarie alla sua tutela.

Il quadro emerso nel giudizio è quindi quello di un’esposizione a diversi fattori di rischio e la consulenza tecnica acquisita dai giudici ha citato anche metalli pesanti, radiazioni ionizzanti e non, amianto e altre sostanze tossiche. A tutto questo si aggiungono le condizioni estreme delle missioni: stress prolungato, iper vigilanza e un rischio costante per la propria incolumità.

Anche il consulente nominato dal tribunale ritiene come il servizio prestato per l’Arma abbia avuto un ruolo centrale nello sviluppo della malattia e la stessa consulenza tecnica descrive una sofferenza significativa.

Il riconoscimento

Nel 2011 la patologia viene riconosciuta come dipendente da cause di servizio e nel 2015 Cesare Salvo ottiene lo status di vittima del dovere.

Il ministero ha contestato l’esposizione e la correlazione tra i fattori ambientali e la patologia, ma per il Tar, gli elementi raccolti bastano per riconoscere la responsabilità dell’amministrazione militare.

Secondo i giudici, il ministero non ha fornito nessun elemento capace di dimostrare l’applicazione delle misure di protezione necessarie per svolgere le attività operative nel rispetto degli standard di sicurezza.

Perciò, sulla base dei criteri fissati dai giudici, il ministero dovrà riconoscere un risarcimento di 262mila euro.

Il commento

«Un militare sa benissimo come una missione possa comportare pericoli e li affronta perché ha scelto di servire lo Stato» sottolinea Ezio Bonanni, legale del militare e presidente Osservatorio nazionale amianto, «ma questo non significa accettare rischi che possono e devono essere prevenuti. Questa vicenda assume quindi un significato capace di andare oltre Cesare Salvo, perché chi serve il Paese ha diritto di sapere a cosa viene esposto e ad avere quindi tutte le protezioni indispensabili. Per troppo tempo molti hanno dovuto combattere una seconda battaglia dopo il rientro dalle missioni, prima contro la malattia, poi per ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Ma la sicurezza non può arrivare dopo, quando il danno è già fatto, deve precedere la missione, accompagnarla e continuare anche al rientro. Questa è la tutela che lo Stato deve a chi lo serve».

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